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È primavera, svegliatevi freelance!

#WakeUp Freelance: questo il titolo dell’appuntamento organizzato domani da WeMake, il fablab di via privata Stefanardo da Vimercate, zona Gorla. Una community night, in occasione della European maker week, cui parteciperanno anche Acta, associazione nata nel 2004 per dare rappresentanza ai tanti lavoratori autonomi del “terziario avanzato” (formatori, ricercatori, consulenti, eccetera), e SMart, impresa sociale, parte di un network europeo, che tutela e semplifica il lavoro dei professionisti del settore culturale e creativo.

DIRITTI E SOLUZIONI • Al centro della serata, dalle 18.30, un confronto sui diritti dei freelance e la presentazione di soluzioni e strumenti concreti per semplificarne e tutelarne la realtà professionale in un mercato che del lavoro che si è fatto sempre più difficile. Tra le idee studiate da Acta e SMart, oltre alla classica assicurazione per i mancati pagamenti, ci sono anche, per esempio, speciali contratti di collaborazione per la gestione di eventuali guadagni extra per chi lavora con il regime forfettario o dei minimi ed è tenuto a stare entro i famigerati 30 mila euro: così facendo, non si limita il proprio lavoro per timore di sforare il tetto massimo, si guadagna qualcosa di più e si aiuta la crescita complessiva.

TRA PRESENTE E FUTURO • «Quando, nel 2004, siamo partiti – spiega a Mi-Tomorrow Anna Soru, presidente di Acta (www.actainrete.it) – la questione principale era il rapporto con le istituzioni: fisco e contribuzione pesanti e assenza di welfare e diritti. In questi dodici anni la situazione si è aggravata: fino a qualche anno fa l’azienda si rivolgeva al freelance, disposta a pagare qualcosa di più, per avere flessibilità e competenze, senza costi fissi: oggi, invece, per un marcato aumento della concorrenza e un forte calo della domanda, i compensi si sono più che dimezzati. Ciò, giocoforza, va ad appesantire tutto il resto, come la capacità di reggere il carico fiscale e contributivo». Il futuro? «Finché non c’è ripresa, la situazione non può essere brillante – commenta Soru – ma deve essere chiaro che questo è un gioco perdente per tutti: la caduta di compensi e di domanda non aiuta, infatti, le stesse aziende, perché c’è un ovvio impoverimento dei servizi. Prima o ci dovrà essere una riscoperta delle competenze e della qualità dei servizi che si comprano: non ci si può illudere di comprare delle competenze alte e non pagarle adeguatamente».

Alberto Rizzardi
@albyritz