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Su Facebook scatta il sexy ricatto

Capelli corvini, occhi azzurri, scollatura provocante. Dice di chiamarsi Elodie e di essere francese. Non parla l’italiano, ma sa farsi capire bene: nel giro di pochi minuti riesce a ottenere un appuntamento virtuale davanti a una webcam, invita il suo nuovo amico a spogliarsi e il ricatto è servito. Elodie in realtà non esiste. Al suo posto c’è un ricattatore di professione. Che – dopo essere entrato in possesso di materiale compromettente – minaccia il malcapitato di diffondere il video osé alla sua cerchia di contatti Facebook. Moglie, amici, colleghi, familiari: quanto basta per rovinarlo. Il silenzio ha un costo: 700 euro.

IL FENOMENO • L’ultimo a sporgere denuncia in ordine di tempo è stato un impiegato di 54 anni, sposato con figli. Caduto nel tranello di uno “scammer” (truffatore online) si è rifiutato di pagare la cifra richiesta (mille euro) e il video che lo ritraeva in una situazione più che compromettente è finito su YouTube. Ma le storie sono moltissime e quasi quotidiane. Soprattutto a Milano. Dove il dipartimento della Polizia Postale conferma che le denunce sono quasi quadruplicate negli ultimi due anni fino ad arrivare a quota mille nel 2016. Segnalazioni che però sembrano essere solo la punta di un iceberg. La maggior parte delle vittime, infatti, si vergogna a chiedere aiuto e cede ai ricatti.

RACKET • I cosiddetti “cani sciolti”, ormai, non esistono quasi più. Si tratta di un racket sistematico che fa incetta di vittime in maniera industriale. Il metodo è sempre lo stesso: l’aggancio avviene su Facebook con richieste di amicizia da parte di profili che ritraggono giovani donne avvenenti, quasi sempre straniere. Con qualche messaggio insistente, la ragazza (o chiunque ci sia dall’altra parte dello schermo) invita le prede ad accendere la webcam, dopo essersi trasferiti su Skype o rimanendo nella chat messenger di Facebook. La seduzione avviene in maniera molto esplicita: il malcapitato cede alle avances e si mostra in atteggiamenti intimi. L’adescatrice, nel frattempo, è entrata in possesso di qualcosa di molto prezioso: il filmato hot che inchioda la sua preda ma soprattutto l’intera rete dei suoi contatti Facebook, ai quali minaccia di inviare il video se lui non paga la somma pattuita. Cifre modiche (dai 100 ai mille euro) che permettono agli scammer di portare a segno più truffe possibili in una sola notte. Le somme vengono pagate tramite bonifico su web. “Gli estorsori giocano sul senso di vergogna e non danno alla vittima neppure il tempo di riflettere: a volte tutto si conclude in meno di un’ora”, confermano dalla Polizia Postale.

LA BANDA INTERNAZIONALE • C’è una banda, in particolare, che sta tenendo occupati gli agenti italiani e i loro colleghi stranieri. Fa partire ricatti fino in Europa, Stati Uniti e l’Asia. I criminali del web si spostano velocemente: mascherano gli indirizzi delle connessioni Internet per depistare e si mimetizzano cambiando continuamente paese. Un rebus per gli investigatori. Che hanno una sola certezza: il modus operandi è esattamente lo stesso e alla base ci sono sempre i “sexy ricatti”. Lo scopo ormai è tristemente noto: utilizzare le somme di denaro estorte per autofinanziarsi e reinvestire in altre ramificazioni del crimine informatico come il phishing (le truffe bancarie via web), le clonazioni di carte di credito e persino la pedopornografia.

 

L’hacker: Così catturo i truffatori della rete

In pochi mesi ha già stanato 26 truffatori, solo nella provincia di Milano. Alcuni di loro sono già stati denunciati, altri sono sotto processo. Lo si potrebbe definire un super eroe della Rete. Spiderman, per l’esattezza. Perché, proprio come l’Uomo Ragno, entra in azione quando la situazione sembra ormai senza via di scampo. Il suo nickname è Emibyke ed è uno degli hacker più combattivi del web. Trentadue anni, professione ufficiale tecnico informatico, ha iniziato ad appassionarsi ai sistemi di rete quando aveva appena 8 anni. Le sue battaglie non sono soltanto contro scammer e ricattatori, ma anche contro cyberbulli e pedofili. E oggi, tramite Mi-Tomorrow, lancia un appello: «Non cedete ai ricatti degli scammer. Chiedete aiuto a quelli come me».

Come funziona la caccia allo scammer?
«E’ un po’come fare un posto di blocco online, si cercano i segni evidenti che svelino le cattive intenzioni degli scammer, poi ci accertano i propri sospetti, a volte utilizzando profili falsi e fingendosi vittima. Nella maggior parte dei casi, però, sono gli utenti del web che mi chiedono aiuto dopo essere stati vittime di ricatti. Ci sono stati casi in cui le persone che mi hanno contattato erano talmente disperate per la truffa e la delusione subita che sono arrivate a perdere anche il lavoro o, quasi, la vita».

Come agiscono?
«Le scammer di sesso femminile sono le più diffuse. Ce ne sono di due tipi: quelle che dicono di essere intenzionate a una relazione seria e che, mano a mano che procede la conoscenza online, dicono di avere problemi economici o di salute e convincono la vittima a concedere un aiuto e poi ci sono quelle quelle che si presentano da subito come disponibili e al termine del rapporto sessuale “online” dicono di essere minorenne e ricattano la vittima. Inoltre ci sono anche gli scammer uomini: adescano omosessuali o mostrano video di altre donne nascondendo così il vero volto di chi si sta dietro al monitor».

Una volta stanato uno scammer, cosa si fa?
«Tutto quello che mi limito a fare per il pubblico è quello di segnalare la presenza di una scammer sui social, fornendo i profili che utilizzano, le email e gli altri dati di cui sono entrato in possesso. Quindi le vittime vengono sempre invitate a sporgere denuncia per far sì che le autorità competenti possano far rispettare la legge e contrastare questo fenomeno. In molti casi si consegnano prove che permettono alle vittime di poter risalire alle identità reali degli scammer e avere più elementi possibili da fornire alle autorità. E’ a discrezione della vittima e delle autorità, poi, riservare i dati e tutelare la privacy del malcapitato».

C’è qualche possibilità di recuperare i soldi estorti?
«Sì, spesso si riesce a recuperare il denaro versato dalla vittima. Si prova prima di tutto a far restituire il denaro tentando di scoraggiare il truffatore, facendogli intendere di averlo identificato. Però se la richiesta non viene esaudita si passa a metodi differenti, come l’annullamento della transazione».

Come possono fare le vittime a mettersi al riparo da possibili vendette?
«Il fenomeno scammer è diffuso e non è da sottovalutare, ma sono tanti gli hacker che lo contrastano. Gli stessi scammer, sapendo che un hacker ha preso in cura la causa, difficilmente tentano nuovamente la truffa. Questo però non vieta ad altri scammer di adescare la stessa vittima».

Interviene anche contro pedofilia online e cyberbullismo?
«Assolutamente sì. Se c’è una cosa che non sopporto è proprio l’abuso di minori. I bambini sono il futuro ed è nostro preciso dovere trasmettere loro dei giusti propositi. Il cyberbullismo è un altro capitolo che ho molto a cuore. La rete è un’arma a doppio taglio, far capire il corretto uso di quest’ultima è uno dei compiti che mi sono dato. Letti e sentiti ovunque, certi episodi possono essere anche ignorati ma è un problema grave e sempre più diffuso. In alcuni casi le vittime di cyberbullismo si sono tolte la vita. Questo è un fenomeno molto grave che richiama all’attenzione l’articolo 580 del codice penale».

Com’è la vita di un hacker?

«Passiamo la vita nell’ombra perché siamo figure ancora molto incomprese. Un hacker non è solo mouse e tastiera: stupirà, sono sicuro, sapere che molti hacker non sono geni matematici ma hanno buona memoria, creatività. Alcuni sono scrittori, musicisti o amano tanto viaggiare. L’hacker ama condividere le proprie creazioni e le conoscenze acquisite nel corso della propria vita. Ciò è definito “scambio etico”. Ad ogni modo qualunque hacker vorrebbe far sapere al mondo che tutti dovrebbero porsi la stessa domanda nel preciso istante in cui si siedono davanti al monitor di un pc: sono io che guardo lui o è lui che guarda me?».

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