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All’università? È meglio andarci su due ruote

All’Università si va più volentieri in bici o a piedi, anche se la maggior parte degli studenti usa i mezzi pubblici. A dirlo sono i risultati della prima indagine nazionale sugli spostamenti e la mobilità condivisa nelle università, promossa dal Coordinamento nazionale dei Mobility manager di Ateneo con il supporto della Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (RUS) e il coordinamento scientifico dell’Università di Milano-Bicocca, che ha coinvolto 37 università.

LE PREFERENZE • Se l’indice di gradimento per le due ruote o per una salutare camminata è più alto rispetto agli altri mezzi, tuttavia il 61 per cento dei 70mila intervistati, a livello nazionale ancora raggiunge gli atenei con i mezzi pubblici con un tempio medio, dei viaggi di andata e ritorno, pari ad un’ora e quaranta minuti che equivalgono a un impatto medio sulle emissioni di CO2 di 4,5 chilogrammi a testa ogni giorno. In testa alla lista dei problemi segnalati c’è il traffico, che allunga i tempi, mentre gli studenti chiedono di potenziare la mobilità pubblica (problema segnalato in particolare al Nord) e, allo stesso tempo, di prevedere delle agevolazioni economiche.

IL CONFRONTO • Dalla ricerca emerge che Milano è una delle città italiane in cui i mezzi pubblici sono più usati anche per andare all’Università: l’83% degli studenti milanesi viaggia infatti in bus, tram, treno e metro. Nella lista di gradimenti, dopo i mezzi pubblici, compare la mobilità condivisa per spostamenti, però, diversi da quelli casa-Università.

IN SELLA • Agli studenti piace andare sulle due ruote perché è più conveniente, rispetta l’ambiente e perché evita il problema del parcheggio a pagamento. Non mancano, tuttavia, le criticità per quanto riguarda lo sharing: gli studenti intervistati segnalano la scarsa disponibilità dei mezzi, il costo del servizio e i problemi riscontrati durante l’utilizzo.

VITA QUOTIDIANA • Che ci sia un problema di mobilità quotidiana sono i dati a confermarlo: ogni giorno sono circa 200mila gli studenti che si spostano per andare all’Università. Nel 40% dei casi di tratta di frequenza universitaria assidua che genera una consistente mobilità sistemica. «Questa indagine – ha spiegato il professor Matteo Colleoni, Mobility manager dell’Università di Milano-Bicocca e coordinatore dello studio – ci suggerisce che dobbiamo lavorare per incrementare la mobilità dolce in prossimità degli Atenei, in particolare nel raggio di cinque chilometri, e migliorare invece l’accessibilità all’Università da parte di chi abita più lontano, soprattutto in termini di costi e di tempi». La mobilità, inoltre, diventa anche un fattore competitivo che può influenzare molto la scelta dell’ateneo. Ne è convinto Gaetano Manfredi, Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane che dice: «Oggi le Università competono non solo per didattica e ricerca ma anche per i servizi che offrono, molti dei quali, come la mobilità, dipendono dai territori. Per soddisfare le esigenze degli studenti in particolare, ma di tutti i cittadini in generale, è importante che ci sia una governance territoriale condivisa per ciascun tessuto urbano e metropolitano. L’indagine mette a nudo una criticità che a livello nazionale si sta affrontando già da tempo e offre gli elementi per una strategia comune verso forme di mobilità sostenibile e vantaggiosa».

I NUMERI SALIENTI

86%,
La quota di studenti milanesi che utilizzano i mezzi pubblici per andare all’università

200.000,
Gli adolescenti che ogni giorno si spostano in città

7,5,
L’indice di gradimento per gli spostamenti in bicicletta

30.000,
I giovani che usano diverse forme di mobilità condivisa

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