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A Milano, tante porte ma niente muri

Ci siamo: dopo tanto discuterne, è arrivato finalmente il momento di #20maggiosenzamuri, la marcia nazionale lanciata dal Comune di Milano come mobilitazione, festosa e popolare, pro accoglienza di profughi e migranti. Partenza fissata alle 14.30 da Porta Venezia.

LA GENESI • Molti pensano che l’iniziativa sia una risposta al blitz coreografico delle forze dell’ordine a inizio mese davanti alla Stazione Centrale, che ha creato una ridda di polemiche: non è così. La marcia fu annunciata dall’assessore alle Politiche sociale Pierfrancesco Majorino già a fine febbraio, all’indomani di un’iniziativa analoga a Barcellona, dove 160 mila persone scesero in strada per chiedere al governo centrale di Madrid di rispettare gli impegni presi in materia di accoglienza di profughi e migranti. «Una marcia per ribadire il valore della società aperta, la città dei diritti dei cittadini di seconda generazione – disse Majorino – Una marcia contro la paura, per smetterla di “pensare in difesa”», sottolineando che «accoglienza e legalità vanno tenute assieme, perché in una società plurale sono due facce della stessa medaglia». Iniziativa sposata poi dal sindaco Sala e che ha ricevuto migliaia di adesioni: da Emma Bonino alla sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, da don Virginio Colmegna a Cecilia Strada, passando per donne e uomini del mondo dello spettacolo, dell’arte, dell’impegno sociale, sindacale e civile e tanti cittadini comuni.

PRO E CONTRO • «Una mobilitazione carica di speranza – presentano la marcia i promotori – la speranza di chi crede nel valore del rispetto delle differenze culturali ed etniche; la speranza di chi ritiene che la società plurale sia un’occasione di crescita per tutti e che la logica dei muri che fomentano la paura debba essere sconfitta dalle scelte che pongono al centro la forza dell’integrazione e della convivenza. Quelle scelte che, a cominciare dall’Europa, sconfiggano il vento dell’intolleranza e che mettano al centro il principio dell’incontro tra i popoli. Quelle scelte che, a livello nazionale, ci portino a compiere, senza ambiguità, passi avanti reali, come l’effettivo superamento della Legge Bossi Fini, l’approvazione della legge sulla cittadinanza, la necessità di rafforzare un sistema di accoglienza dei migranti fondato sul coinvolgimento di tutte le comunità e le istituzioni, la trasparenza, la qualità, il sostegno ai soggetti più fragili (i minori, le donne, i vulnerabili), la cultura dei diritti e della responsabilità. Milano – proseguono i promotori – è nata dall’incontro tra storie diverse e il suo sviluppo si è fondato, nei suoi momenti migliori, proprio sulla capacità di accogliere le diversità e di alimentare la coesione sociale. E, come Milano, in svariati luoghi del mondo. Nel tempo in cui viviamo, sono in gioco i valori fondamentali per il futuro di tutti». Proprio riempire di contenuti l’evento di domani appare il passaggio fondamentale, perché il tutto non si risolva lì: la gazzarra sul tema dell’accoglienza, in un Paese in perenne campagna elettorale e dove tabù, pregiudizi e intolleranze sono copiosi, è sempre dietro l’angolo. La sfida passa da qui. Info su www.20maggiosenzamuri.it.

Prima della marcia
Fondazione Progetto Arca (www.progettoarca.com), in prima linea nella gestione dell’accoglienza di profughi e migranti a Milano, aderisce alla marcia di domani: sarà anche a Contaminiamoci, evento promosso dalle non profit presenti nel quartiere Greco per avviare il progetto Conoscersi per vivere meglio insieme. Appuntamento dalle 10.00 in piazza Greco per visitare la zona, assistere a laboratori e performance teatrali. Stasera alle 21.00 al Teatro Officina di via Sant’Erlembardo, che ormai da anni organizza un laboratorio teatrale per richiedenti asilo, saliranno sul palco alcune donne ospiti del centro di via Agordat per raccontare il loro desiderio di vita attraverso parole, musica e danza: insieme ad altri giovani, anch’essi richiedenti asilo e ospiti in altri centri Sprar della città, porteranno in scena Le Parole degli Altri. Replica domenica sera al Teatro Atir Ringhiera di via Boifava. Domani, infine, a Porta Venezia, prima della partenza della marcia ci sarà l’ultimo appuntamento di Milano senza muri, iniziativa lanciata dal blog Onalim (onalim.it), che nell’ultimo mese ha invitato ad attraversare, insieme, le porte storiche di Milano per dire che erano e restano aperte.

«Ci saremo, ma sfidiamo il Comune»
Massimo Alberti (Zona 8 solidale)

Massimo Alberti è giornalista, componente del comitato Zona 8 solidale.

Come vi approcciate alla marcia di domani?
«Abbiamo detto sì perché riconosciamo che in questo periodo e con questo clima ci sia la necessità di stare in piazza per rivendicare una città aperta e multietnica. Non ci accontentiamo, però, di questo».

Cioè?
«Abbiamo aderito alla piattaforma Nessuna persona è illegale, che vuole dare sostanza e contenuti a questo invito un po’ troppo generico all’apertura, soprattutto quando questo invito arriva da un’istituzione, il Comune di Milano, che avrebbe la possibilità di fare concretamente alcune cose per rendere la città più aperta e vivibile per i migranti. Vogliamo sfidare Palazzo Marino, in modo molto propositivo, su alcuni contenuti e provvedimenti, immediatamente e facilmente applicabili».

Quali?
«Tre, in particolare. Intanto l’adesione al progetto Sprar: no a macro aggregazioni, ma realtà di 15-20 persone per facilitare l’integrazione. Altro provvedimento subito fattibile, visto che la marcia di domani si richiama a quella di Barcellona, dove la cosa, come altrove, è già realtà: dare la residenza ha chi la dimora abitualmente a Milano per poter accedere a una serie di diritti di cittadinanza (salute, documenti, eccetera). Terzo punto: non usare quei poteri, a nostro avviso discriminatori, attribuiti ai sindaci dal Decreto Minniti-Orlando, una legge da cambiare al più presto».

«Anche noi vogliamo spazi»
Alessandro Morelli (Lega Nord)

A nutrire i dubbi rispetto al messaggio lanciato dall’appuntamento di sabato è Alessandro Morelli, capogruppo della Lega Nord all’interno del consiglio comunale.

La sua posizione rispetto all’appuntamento di sabato?

«Una manifestazione interessante, soprattutto in una fase così importante. La magistratura sta finalmente aprendo il vaso di Pandora riguardo agli interessi delle ong e delle associazioni che in questi giorni pare siano invischiate anche con la ’Ndrangheta. Una fase in cui abbiamo la prova che le frontiere si possono chiudere, malgrado tutta la rida di polemiche scatenate nei confronti di chi ne ha chiesto la chiusura in questi anni».

Lei non parteciperà?
«Magari sì. Voglio vedere i volti degli italiani che sono a favore di questa invasione».

In molti hanno deciso di partecipare alla manifestazione dopo il blitz in Stazione Centrale. Ritiene sia stata una misura efficace?
«Queste azioni andrebbero fatte in maniera continuativa e il problema non è Stazione Centrale, ma la città di Milano e le nostre metropoli che in questa fase sono letteralmente invase. Un’invasione che ha una logica, che rispecchia interessi economici da un lato e di una politica, dall’altro, che non nasconde di voler sostituire un popolo».

Come Lega Nord organizzerete una contromanifestazione?

«Generalmente siamo contrari a contromanifestazioni che vadano a disturbare manifestazioni democratiche e concesse. Sarebbe bello che lo stesso rispetto venisse concesso alla Lega quando organizza i suoi appuntamenti».

C’è anche Radio Popolare

In piazza scenderà anche Radio Popolare che, a partire dalle 12.00 di sabato, racconterà in diretta tutta la giornata. Quindici gli inviati coinvolti, due studi fissi, uno in in Porta Venezia e in Piazza del Cannone, e uno studio mobile che seguirà l’intero percorso della manifestazione per dare voce a tutti coloro che sognano un paese accogliente e aperto. Immancabile anche la musica. Sul palco, a fine corteo, saliranno: Tre Allegri Ragazzi Morti, Sista Hawa, Tommy Kuti, Mauro Ermanno Giovanardi, Kiave e Roberto Vecchioni. Tra una performance e l’altra ci sarà spazio anche per le voci di chi ha deciso di supportare il messaggio lanciato dalla grande mobilitazione popolare. Tra questi: Emma Bonino, Cecilia Strada, il sindaco Giuseppe Sala, Carlo Petrini e Pierfrancesco Majorini.