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Greeters, quando l’accoglienza è su misura

Il primo greeter è stato fondato a New York da Lynn Brooks nel 1992. Tutto nasce con l’intento di migliorare la reputazione di New York che in quel periodo era considerata come un luogo pericoloso, costoso e travolgente. Il Milan Greeters, al contrario, non ha certo un impegno così gravoso: fondato a Milano di Dino Ferrari, ha avviato l’attività nel febbraio di quest’anno e finora ha ricevuto 170 prenotazioni, accompagnato 300 persone e cumulato 515 ore di visita. I visitatori appartengono a 30 Paesi diversi, le lingue parlate dai greeters sono cinque: inglese, francese, spagnolo, russo e naturalmente italiano. Milano fa parte di una rete di oltre 150 città nel mondo, l’associazione è già oggetto di due progetti di ricerca universitaria. Particolare importante: si opera senza scopo di lucro.

COME FARE • Per prenotare una visita è sufficiente lasciare i propri dati, con l’itinerario di interesse: tra i greeters si cerca subito chi è disponibile e può meglio soddisfare le richieste. E’ bene farlo almeno con due settimane di anticipo per dare il tempo necessario all’organizzazione. Anche l’iscrizione è semplice: basta avanzare la domanda, sempre sul sito dell’associazione, per essere poi contattati e dopo un breve “tirocinio” si è pronti a andare in giro da soli per la città con le persone. Scopo dei greeters, infatti, è di fare scoprire Milano in modo originale organizzando un’accoglienza su misura per viaggiatori singoli, famiglie o gruppi sino al massimo di sei persone.

CHI SONO • Al momento il gruppo milanese è composto da nove volontari. Ci sono pensionati, lavoratori e giovani studenti. Nonostante il numero si riesce sempre a rispondere alle richieste. Gli itinerari, di solito, riguardano il centro città ma anche zone decentrate come i Navigli sono molto gettonate. Ci sono poi coloro che chiedono di vivere la stessa giornata di un cittadino milanese, magari perché hanno già fatto il loro giro turistico. Capita anche che i visitatori siano anche loro greeter, in questi casi si cerca di ricambiare la visita.

IL SUCCESSO • A giudicare dalle testimonianze dei visitatori, raccolte sul sito, l’accompagnamento dei greeters sta riscuotendo un notevole successo. Francisco Romero, ad esempio, gratifica la sua compagnia con un “Gentilissimi, Organizzati, attenti, Informatissimi»: una “paga” forse ancora più soddisfacente della classica mancia che si deve a chi ti informa sulle bellezze di una città.

Il fondatore milanese: «Non siamo guide, facciamo tutto in amicizia»

Tutto è iniziato con un viaggio a Chicago: «Avevo visto su una guida questa proposta insolita – racconta Dino Ferrari -, fare una camminata di qualche ora gratuitamente con una persona del posto. Ho scritto, ho prenotato e fatto questa esperienza». La passeggiata ha suscitato una forte impressione su Ferrari al punto che, tornato in Italia, ha pensato di creare la stessa iniziativa anche nella sia Milano diventando amministratore e coordinatore del Milan Greeters.

IL RECLUTAMENTO • Per diventare un greeter occorre possedere una motivazione di base: «Quando vai a vedere una città – spiega il presidente – non ti accontenti di conoscerla ma vuoi capire come si vive: noi siamo pronti a soddisfare questo desiderio accompagnando le persone nei luoghi che ci vengono proposti o in quelli che suggeriamo noi». Le regole per essere un buon greeter sono poche ma rigide: «Non possiamo accettare mance – prosegue – né dobbiamo accompagnare le persone nei posti chiusi, ci muoviamo solo in spazi aperti: diciamo che facciamo un turismo ecologico. E’ importante precisare che non siamo guide, non si fanno tour, facciamo queste cose in spirito di amicizia, per realizzare uno scambio culturale e magari qualche volte può anche nascere un rapporto di amicizia».

L’AGGREGAZIONE • Altro requisito essenziale è la disponibilità di tempo: «Sono un pensionato – afferma Ferrari – prima lavoravo in banca occupandomi di organizzazione e personale. Siamo disponibili tutto l’anno, la nostra compagnia dura un paio d’ore, massimo una mattinata. E’ bene conoscere una o più lingue straniere anche se nel 90% dei casi si parla inglese. Capita anche di trovare l’italiano o lo straniero che vuole parlare in italiano». Milan Greeters è anche una nuova forma di aggregazione: «Tra i volontari – spiega il presidente – si è stabilito un rapporto di amicizia, è stata un’occasione per conoscere nuove persone. Direi che la nostra è un’associazione di cittadinanza attiva che fa parte di una global greeter, di una realtà internazionale».

IL DECALOGO DEL GREETER

1) Amore per la propria città
2) Voglia di conoscere persone
3) Disponibilità di tempo
4) Conoscenza delle lingue straniere (inglese in particolare)
5) Desiderio di parlare della propria città
6) Non accettare compensi
7) Non comportarsi come una guida
8) Amare le passeggiate in città
9) Non accompagnare i visitatori nei luoghi chiusi
10) Accompagnare le persone per 2-4 ore