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Chef Oldani a MT: «Serve ricerca, il cibo può distruggerci»

Solo un anno fa, l’8 novembre, l’Italia ha perso uno degli esponenti più importanti nel mondo della ricerca: Umberto Veronesi. Milano e la Lombardia hanno voluto dedicargli una giornata proprio in concomitanza con l’anniversario della scomparsa e all’evento tenutosi al Teatro alla Scala è stato consegnato un premio (“Lombardia è Ricerca”) da un milione di euro a Giacomo Rizzolatti, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma. Una mattinata pensata per tutti coloro che con la ricerca hanno un legame, sia perché hanno portato nel proprio ambito gli insegnamenti del professore, sia perché hanno contribuito a diffondere il verbo della Fondazione dedicata alla figura di Veronesi. Tra I protagonista, Giovanni Allevi e la violinista Lena Yokoyama, Samantha Cristoforetti, Gerry Scotti – che da anni finanzia un gruppo di ricercatori dell’Humanitas di Milano per i loro progetti – e Davide Oldani, chef tra i più amati del nostro Paese.

Oldani, perché era importante questa giornata?
«Perché penso che dalla ricerca scientifica fino a quella del quotidiano col cibo, fatto in maniera semplice, possa dipendere la vita dell’uomo. A un anno dalla scomparsa di Veronesi è importante ricordarlo e continuare a ricercare, seguendo il suo esempio».

Cosa la lega ad Umberto Veronesi, vista la provenienza da due rami così diversi?
«Io sono un semplice artigiano che vuole fare del bene. La mia idea è quella della ricerca della qualità dei prodotti, della materia prima, del buon cibo e dell’armonia che ci permette di mangiare bene, di star bene e aiutare la ricerca. Il cibo, gestito nel modo sbagliato, molte volte aiuta a distruggere l’uomo ed è questo che dobbiamo combattere».

La città di Milano aiuta a svolgere questo compito di ricerca e benessere?
«Assolutamente. Dal contadino al terreno, dal territorio alla ricerca delle università e delle fondazioni come quella del professore. Dal terreno dove cresce la pianta per far mangiare le bestie, fino a quella che è la vera e propria parte scientifica, questa città è un esempio».

Cosa ci ha lasciato in eredità Veronesi?
«Io l’ho conosciuto poco ma l’ho letto e seguito, oltre ad averlo incontrato. È stato un faro per aprire una strada nel futuro. Lo stesso in cui ci dovremmo ambientare per vivere una vita migliore per l’uomo. Non è un caso che il cibo sia presente in questo. Il professore aveva un suo pensiero su come si deve mangiare, sull’importanza che questo ha per la salute. Una via che condivido, quel che lui diceva lo applico anche su me stesso».