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A chi fanno paura i giornalisti?

Sino a non molti anni fa essere avvicinati da un giornalista poteva essere motivo di orgoglio: si pensava che il proprio nome sarebbe finito sul giornale assieme a un bel virgolettato. Se poi c’era la possibilità di inserire una foto non c’erano dubbi: quel ritaglio di giornale sarebbe stato conservato gelosamente come una reliquia. Altri tempi, oggi neppure l’aggressione di Roberto Spada alla troupe di Nemo avvenuta a Ostia scuote i cittadini. Nonostante le sollecitazioni di chi scrive, una parte delle persone interpellate per strada si è rifiutata di commentare adducendo come spiegazione i tempi stretti. Un’altra parte, invece, è stata disposta a dire la sua, ma ha opposto un rifiuto insormontabile alla richiesta di una foto: in un tempo di selfie dilaganti e di fiumi d’immagini personali postate su social, esiste una forte ritrosia a vedere il proprio volto pubblicato sul giornale. C’è stata, infine, una minoranza che non ha temuto interviste e foto.

BASSI ISTINTI • Quanto agli interventi, a parte la condanna dei fatti di Ostia, sono emerse non poche critiche alla categoria dei giornalisti. Insomma non sono tempi favorevoli per il più bel mestiere del mondo: «Le cose sono cambiate da quando ho iniziato a lavorare 25 anni fa – commenta a Mi-Tomorrow il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti – oggi si è creata una situazione pesante, dovuta a diversi motivi. C’è stato un contesto di caccia ai potenti, alla casta, in cui alla fine anche i giornalisti sono rimasti esposti. Devo dire che la politica ha avuto una sua parte soffiando sul fuoco, un atteggiamento da irresponsabili. Poi c’è il ruolo dei social network che purtroppo liberano i bassi istinti: si è così prodotta una deriva grave, a forza di istigare all’odio non ci si rende conto che si rischia di uccidere».

MISURE LEGISLATIVE • Per invertire questa china secondo Galimberti servono interventi urgenti: «I giornalisti fanno il loro lavoro, spesso hanno solo il torto di fare domande sgradite: sono necessarie misure legislative a tutela della vita dei giornalisti che contrastino ogni forma di intimidazione». Ecco, intanto, cosa ne pensano i milanesi.

CITAZIONE

«C’è stato un contesto
di caccia ai potenti,
alla casta, in cui alla fine
anche i giornalisti
sono rimasti esposti.
Devo dire che la politica
ha avuto una sua parte
soffiando sul fuoco»


Simonetta Macor
insegnante
53 anni

«Sicuramente non un è un fatto isolato, è un frutto “dell’educazione diffusa” di questi tempi. Purtroppo sta latitando il buon senso, l’onestà intellettuale, forse c’è anche il cattivo lavoro fatto dai genitori: è evidente anche dalla scarsa eleganza che si nota in giro, non c’è più gusto nel vestire e nel curarsi, nel prendersi cura di sé»

Badwan Owda
disoccupato
29 anni

«Sono palestinese, vivo da un anno a Milano e devo dire che quanto è successo non va bene, queste cose non si fanno. Bisogna rispettare i giornalisti, svolgono una professione importante, la gente chiede a loro un compito delicato: raccontare le realtà, scrivere la verità. La situazione in Palestina? Direi che lì se la passano peggio che qua»

Marco Prandina
libero professionista
57 anni

«C’è una mancanza di controllo di cui si giova la delinquenza che così riesce a ritagliarsi i suoi spazi. Se non si apprezzano i giornalisti basta non rispondere, se si usa la violenza si passa sempre dalla parte del torto, non c’è nessuna giustificazione per certi comportamenti. Che fare? Mah, basterebbe applicare le leggi che già esistono»

Maria Ganeo
studentessa
22 anni

«È stata una reazione esagerata, ci si aspettano comportamenti più civili, certe cose non si dovrebbero fare. Magari bisognerebbe capire gli aspetti soggettivi, lo stato in cui si trovava quell’uomo, l’atteggiamento tenuto dal giornalista, anche se deve essere chiaro che non si può giustificare un atto di violenza. Credo sia un episodio isolato, non si può generalizzare»

Mariangela Converso
comunicatore
56 anni

«Non so in che modo il giornalista si sia rivolto a Spada, magari è stato eccessivo, invadente. È possibile, inoltre, che l’aggressore fosse prevenuto. Ciò detto la reazione violenta non va bene, alle parole si risponde con le parole: è stata una brutta cosa, una cosa incivile, sbagliata, che non dovrebbe assolutamente accadere»

Daniela Quadrivio
comunicatrice
50 anni

«La colpa è dei partiti che fanno andare tutto allo sfascio, così la gente pensa che tutto è permesso, tutto è possibile. I giornalisti fanno il loro mestiere, a volte sono insistenti, sono come quelli che lavorano nei call center, bisogna capirli. Quanto a Spada non saprei, magari solo 2 ore prima era tranquillo, io comunque gli darei almeno 15 anni»

Giuliano Spreafico
pensionato
74 anni

«Che dire, Spada è un energumeno che ha agito in un ambiente del tutto lasciato andare. Lo Stato non interviene, quelle zone restano trascurate, l’illegalità prevale. I giornalisti fanno un lavoro difficile, vanno rispettati: certo dovrebbero essere più terzi, non prendere determinate posizioni, ma questo è un altro discorso»

Michele Rinaldi
pensionato
70 anni

«Quello che è successo non mi meraviglia, la vita pubblica è sempre più degradata, è l’effetto di una deriva iniziata molti anni fa. Quanto ai giornalisti, credo non siano molto rispettosi della loro professione, spesso fanno il megafono di Tizio o Caio invece di porsi al servizio della opinione pubblica: da questo punto di vista sono colpevoli anche loro»