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Fernanda Pivano , la prigioniera libera

Ha ricoperto una serie infinita di ruoli. Fernanda Pivano è stata traduttrice, giornalista, scrittrice, saggista. Poi critica musicale e letteraria e infine mediatrice culturale. È stata di tutto un po’, uscendo ogni volta dagli schemi precostituiti. Ma per tutti lei era semplicemente “la Nanda”, un diminutivo che identificava perfettamente il suo lavoro. Che aveva un senso nuovo e contemporaneo, di immediatezza assoluta, era un gancio moderno tra il pubblico e l’autore. Proprio per celebrare l’importanza della sua opera, esattamente a un secolo dalla sua nascita, lo Iulm domani propone una proiezione speciale (targata Sky Arte HD) dal titolo Fernanda Pivano – L’altra America, aperta agli studenti e al pubblico.

MEDIATRICE • Con il suo lavoro di mediatrice, la Pivano ha diffuso in Italia le opere dei più grandi scrittori americani. Da Faulkner a Hemingway, fino a Kerouac e agli autori della beat generation. Muovendosi in un’epoca in cui la letteratura americana veniva considerata una derivazione meno nobile di quella inglese. E in cui dominava la censura fascista. È finita in prigione per aver tradotto Addio alle armi di Hemingway, ma da lì è iniziato il suo ruolo di mediatrice. Perché Hemingway si è fatto in quattro per conoscere quella giovane donna che per lui si era fatta arrestare. Così è cominciata la storica amicizia tra i due, sancita dall’abbraccio e dalla richiesta di Hemingway: «Tell me about the nazi».

LUNGIMIRANZA • Del suo lavoro esiste ancora oggi una traccia indelebile proprio a Milano, alla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Dove sono conservati importanti pezzi di storia, carteggi e pareri di lettura che Fernanda Pivano ha scritto per la casa editrice Mondadori, consigliando (o meno) la pubblicazione dei romanzi americani. Proponendone il suo giudizio editoriale e critico o indicando gli accorgimenti da utilizzare in fase di revisione. Tutto questo, sempre con lungimiranza, condividendo i valori dei “suoi” autori, frequentandoli, militando con loro, comprendendo i loro eccessi, introducendoli al pubblico e promuovendo una nuova forma di contro-cultura. «Ero una ragazza vittoriana – scriveva Fernanda – e non potevo nemmeno immaginare di fare le cose che facevano loro, ma in prigione per la libertà ci andavo anch’io».

L’appuntamento

Fernanda Pivano – L’altra America
proiezione firmata Sky Arte HD

Domani alle 13.30

IULM, Aula 133
Via Carlo Bo 1, Milano

iulm.it

I SUOI STORICI PARERI DI LETTURA
25 gennaio 1965
Across the river and among the trees
Ernest Hemingway
«Prego vivamente il revisore delle bozze di non toccare la punteggiatura. Una delle cose che hanno reso famoso lo stile di Hemingway è il suo gusto per brevi frasi, anche di tre parole. Sostituire un punto con una virgola significa soprattutto compiere un gesto di ignoranza».

17 settembre 1957
Sulla strada
Jack Kerouac
«Eppure c’è qualcosa di strano: forse è davvero il libro della nuova generazione, ma certo c’è qualcosa che non si è ancora visto in altri libri nuovi. Può darsi che questo scrittore trentacinquenne diventi proprio il simbolo della nuova generazione».

29 gennaio 1960
Doctor Sax
Jack Kerouac
«Di difficilissima lettura e scritto in un linguaggio molto particolare. Se decidete di tradurlo, vi raccomando di scegliere con estrema cura il traduttore. Una traduzione inadeguata può distruggere il libro: questo vale sempre ma in questo caso vale in senso assoluto. Dal punto di vista commerciale non credo ci si possano aspettare molte ristampe».

27 settembre 1957
Papa you are crazy
William Saroyan
«Le abissali banalità alle quali Saroyan ci ha così bene abituati sono espresse con un tono biblico reso anche più sgradevole da una certa stanchezza, una certa delusione. Chissà che anche Saroyan stesso non cominci ad accorgersi che quello che ha da dire lo ha già detto tante volte e comunque pochi hanno più voglia di ascoltarlo».

31 ottobre 1955
Big woods
William Faulkner
«L’incredibile è che da punto di vista stilistico il racconto è adatto ad un periodico. Quanto al contenuto, non so se al pubblico italiano interessi una storia di caccia al cervo; ma probabilmente in questo momento lo interessa qualsiasi cosa firmata da Faulkner».

4 giugno 1958
The crack-up
Francis Scott Fitzgerald
«Mi pare che la collana l’Arcobaleno sia il suo posto ideale. Faccio presente che mi avranno chiesto mille volte (editori, traduttori, critici) come mai il libro non esce. Di almeno quattro editori sono certa che lo comprerebbero ad occhi chiusi. Naturalmente nessuno si aspetterebbe di “venderlo”. Se vi accontentate della traduzione dei tre saggi, ve la faccio io: tutto il libro no, è troppo lungo».

13 febbraio 1961
The winter of discontent
John Steinbeck
«Se non entrerà nella storia letteraria, il libro avrà certo, almeno in America, un gran successo; e resterà comunque un libro serio, con le venature socialeggianti alle quali Steinbeck ci ha abituato. Può fare un’ottima Medusa».