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Allevi a MT: “Sono il più grande detrattore di me stesso”

La ricerca dell’equilibrio è una costante umana. Giovanni Allevi ha fatto diventare musica la sua ricerca costante dell’equilibrio. «Non solo quello tra classica e rock, ma anche quello tra ansia ed ebbrezza», racconta a Mi-Tomorrow il musicista, pianista e compositore marchigiano che ha da poco pubblicato Equilibrium, il nuovo doppio album sinfonico di brani inediti percorso da due anime musicali: una più sinfonica rappresentata dal Concerto per pianoforte e orchestra n° 1 e una più contemporanea. Domani, dopo l’anteprima mondiale in America del 26 agosto, al Teatro dal Verme andrà in scena la première europea.

Maestro, che concerto sarà?
«Un evento unico. Per la prima volta ascolterò dal vivo il mio Concerto per pianoforte e orchestra n° 1 eseguito da Jeffrey Biegel al pianoforte con, alla direzione dell’Orchestra, il Maestro Jeffrey Reed. Mi siederò sulla poltroncina del teatro insieme al pubblico, poi nella seconda parte del concerto salirò sul palco, mi siederò al pianoforte e mi esibirò accompagnato dagli archi dell’Orchestra Sinfonica Italiana».

Come mai ha “saltato” la prima mondiale americana del suo concerto?
«In quel periodo ero in convalescenza, un periodo di buio forzato dopo un’operazione agli occhi. È stato un periodo prolifico perché in quel periodo ho composto alcuni dei brani del primo cd del nuovo disco, tra cui Scent of you».

Cos’ha di particolare questo brano?
«È il racconto musicale della condizione in cui mi sono trovato: in quel periodo post-operatorio ho scoperto altri sensi, da bendato ho cominciato a riconoscere le persone dal profumo, un elemento cui non avrei mai fatto caso in una condizione normale. Non mi vergogno a confessarlo anche se può sembrare follia che, dopo, mi è capitato di chiudermi dentro l’armadio della camera degli hotel in cui mi sono fermato per ritrovare quel buio, annusare il legno e gli ambienti e tenere allenati altri sensi».

Dove ha composto, invece, gli altri brani?
«I più classici in una silenziosa isola dell’Atlantico. Sento ogni tanto la necessità di allontanarmi da questo mondo social in cui tutti sanno tutto di tutti. È una cosa che mi genera una profonda ansia e mi spinge a recuperare la dimensione del silenzio».

Per raggiungere quell’Equilibrium citato nel titolo dell’ultimo disco?
«Non so se sia un bene raggiungere l’equilibrio, io do il meglio di me quando perdo l’equilibrio e mi sbilancio dall’una o dall’altra parte della musica».

In A life in a day racconta di quei giorni che possono racchiudere una vita intera. Ne ha uno da ricordare?
«Io sono incline all’ansia e per questo tendo a farmi sfuggire il momento spostando l’attenzione su quanto accaduto in passato o potrà avvenire in futuro. A life in a day vuole essere un invito a vivere ogni attimo del presente come fosse il più importante».

Da ansioso, come vive le critiche che le piovono addosso?
«In passato ci ho sofferto molto, ma, come si evince anche dalla copertina di questo album, ho imparato a conviverci e a riderci su perché sono il più grande detrattore di me stesso. Sono critiche che arrivano da parte di quel mondo accademico di cui sono un prodotto e che non riesce a decifrare la parte contemporanea del mio lavoro».

Domani alle 21.00
Teatro Dal Verme
Via San Giovanni sul Muro 2, Milano
Biglietti: da 30 euro su ticketone.it