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Marconi, una radio di parola

Se è vero che i 40 sono i nuovi 20, come ci ha insegnato di recente pure l’omonima commedia con Reese Witherspoon, il discorso vale anche per Radio Marconi, l’emittente della Diocesi di Milano, che taglia in piena salute, appunto, in questo 2017 il traguardo dei suoi primi quarant’anni.​

LE TAPPE • Nata come Radio A nel 1977, nel pieno del boom delle radio libere e sul finire dell’episcopato del cardinal Colombo, nei primi due anni trasmette solo musica classica (presente ancora oggi tutti i giorni dalle 19.00 alle 7.00). Nel 1979 si crea una piccola redazione di volontari, guidati dal direttore don Gregorio Valerio, e il 10 febbraio 1980 la prima diretta per raccontare dell’ingresso in Diocesi del nuovo arcivescovo, il cardinal Martini, figura centrale nel successivo sviluppo dell’emittente. Dopo un decennio, quello degli anni Ottanta, con una missione prettamente devozionale, all’inizio degli anni Novanta la radio cambia pelle, sotto la guida di don Armando Cattaneo, diventando una realtà generalista, d’ispirazione cristiana, certo, ma capace di parlare anche a tutti, credenti e non. Radio A e Novaradio (la radio dei Paolini) si fondono e nasce Novaradio A: si forma una redazione di giornalisti e arrivano i primi conduttori e dj. Nel 1995 l’emittente diventa capofila del Circuito Marconi, innovativo network di radio cattoliche in tutt’Italia, progetto proseguito fino al 2000, quando la Cei lancia il progetto InBlu e la radio torna alla sua dimensione diocesana con il nome di Radio Marconi, dal 1998, peraltro, diretta per la prima volta da un laico, il giornalista Fabio Pizzul.


LA FESTA •
Ci sarà anche lui domani nella lunga diretta celebrativa, dalle 7.00 alle 19.00, che si può seguire sui 94.8 Fm, in live streaming su radiomarconi.info o in tv (canale 711 Dtt): ai microfoni torneranno molti big della radio passati e formatisi da queste parti, da Barbara Sala ed Eleonora Lorusso (Rtl 102.5), da Corrado Trisoglio (Rds) a Roberto Uggeri (Radio Bruno), da Roberto Frangipane a Samanta Cornaviera. Una giornata speciale, insomma, dal sapore solidale: si sosterrà, infatti, il fondo diocesano Diamo lavoro, raccontando i risultati finora raggiunti, le storie di chi è stato aiutato e le sfide all’orizzonte.

Il direttore Fabio Brenna: «Una proposta chiara»

A tu per tu con Fabio Brenna, da venticinque anni nella redazione di Radio Marconi, di cui dal 2014 è direttore responsabile.

Fare una radio cattolica senza trasmettere Messa e Rosario, ma proponendo uno sguardo cristiano: una grande sfida…​

«Sì, fu una felice intuizione: far sentire l’ispirazione cattolica nei fatti e non necessariamente in programmi obbligati come, appunto, la Messa o il Rosario. Oggi come allora abbiamo l’ambizione di essere una radio cattolica, la radio della Chiesa milanese, attraverso la proposta di contenuti, di linguaggi e di un approccio che vuole essere un contributo alla lettura dell’attualità con le chiavi interpretative e i valori della dottrina sociale della Chiesa».

Com’è cambiato in questi anni il modo di fare radio?​

«È cambiato tantissimo, in primis dal punto di vista tecnologico, ma anche per la velocità con cui bisogna rispondere agli impulsi del quotidiano: la radio è il mezzo social per eccellenza, e oggi lo è ancora di più. Bisogna tener conto di una pluriformità di contributi e, forse anche in questo, sta il non lasciarsi sommergere, ma cercare di essere sempre quelli che propongono qualcosa, piuttosto che far semplicemente da eco o da megafono alle tante voci che ci sono in giro».

La saturazione del mercato radiofonico, anche a livello locale, è un bene o un male?​

«Direi che c’è spazio per tutti: anzi, esserci e con il nostro carattere è ancor più sfidante. I nostri punti di forza sono il radicamento locale, l’informazione ecclesiale, l’attenzione al volontariato e ai problemi degli ultimi e dei poveri. Ci qualifica, poi, il tono con cui affrontiamo tutto questo».

Cioè?

«Dando importanza al peso delle parole in un’epoca in cui dilagano proposte radiofoniche gridate, spesso sguaiate e a volte pure triviali. Qualcuno ci accusa di far pesare troppo le nostre opinioni: non è necessariamente un difetto. Attenzione: non vogliamo che tutti la pensino come noi, ma speriamo che, con il nostro contributo, chi ci ascolta possa farsi un’idea propria, informata e libera. Non vogliamo essere una radio tiepida: vogliamo essere ustionanti da una parte e lenitivi quando serve».


Prossimi obiettivi?​

«Abbiamo scelto il flusso, che per certi versi è anche più impegnativo dei programmi: la radio, secondo me, è fare diretta, essere in mezzo ai fatti, laddove capita qualcosa. Vorremmo puntare sempre più su questo».