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La catalana a Milano: “L’identità nazionale è idiozia”

Da quindici anni trapiantata a Milano, dove lavora nel coworking che ha contribuito a fondare, ma con il cuore da sempre a Barcellona dove è nata 40 anni fa. Montserrat Fernandez Blanco sta vivendo con trepidazione le vicende della sua Catalogna, domani di nuovo al voto, quasi senza darsi pace, alternando speranze e timori, cercando di capire quale può essere il futuro. A Mi-Tomorrow racconta cosa significa vivere a distanza uno dei momenti storici più delicati della sua terra natale.


Si considera spagnola o catalana?

«Entrambi, ho maturato una percezione diversa, credo che l’identità nazionale sia una stupidaggine. Per questo motivo penso che l’indipendenza richiesta dalla Catalogna non ha senso come non lo ha la posizione della Spagna ».

Come spiega ciò che sta succedendo?

«Non lo capisco, posso dire che il referendum comunque andava fatto, c’era una richiesta che bisognava esaudire».

Con gli amici spagnoli non catalani come sono i rapporti?

«Non c’è nessun problema, ho incontrato anche da poco per ragioni di lavoro alcuni che arrivavano da Madrid e li ho trovati sconvolti, questa situazione ha suscitato tristezza in tutti».

E con la sua famiglia?

«I miei genitori non sono mai stati indipendentisti però devo dire che se si facesse un referendum come quello che si è svolto in Scozia loro voterebbero per l’indipedenza. Questo cambiamento mi ha fatto riflettere, se anche la mia famiglia è cambiata vuol dire che il problema è molto grave ».

Gli altri familiari?

«Ho una sorella militante in un partito ecologista schierato per l’indipendenza».

Il rapporto con gli amici in Catalogna è cambiato?

«Ho amici che la pensano in modo diverso, certo affrontare questo tema può essere rischioso anche perché mi dicono che io non vivo più lì, in modo particolare coloro che sono per l’indipendenza mi dicono che in questi anni hanno dovuto subire torti che io non riesco a capire».

Come ha vissuto la giornata del referendum?

«Ho pianto tutto il pomeriggio, poi non riuscivo a prendere sonno. Mi dicevo: vorrei essere lì. E’ stato duro vedere certe scene, io appartengo a una generazione che non ha conosciuto la guerra né il franchismo, ecco perché quelle immagini sono state uno choc».

Come si può arrivare ad una soluzione positiva?

«Dobbiamo dialogare, tornare alla civiltà. Mi è piaciuto lo striscione che a Madrid hanno scritto in catalano “parlem” e la risposta di Barcellona con la scritta in spagnolo “hablamos”. Secondo me in questo momento c’è un conflitto tra la “raucha”, la follia, e il “seny”, il buon senso: c’è poco seny, dobbiamo recuperarlo, io nonostante tutto sono ottimista, penso che il peggio sia passato».

Spera che la Catalogna resti con la Spagna?

«Avere due culture, parlare due lingue, è bello, è una ricchezza. Non possiamo rinunciare a tutto ciò che rappresenta la cultura spagnola».

Oltre che catalana e spagnola si sente anche italiana?
«Assolutamente sì, anzi mi sento molto lombarda e milanese: so cucinare i piatti tipici milanesi e ho pure imparato un po’ il dialetto».

 

CITAZIONE
«Dobbiamo dialogare, tornare alla civiltà. in questo momento c’è un conflitto tra follia e buon senso»

CATALANI A MILANO

Sono circa 1.800 gli spagnoli residenti a Milano. Una piccola comunità, probabilmente più numerosa rispetto alla cifre ufficiali che non considera i giovani non stabili, molto vivace e con i suoi ritrovi tipici. I catalani, se si considera la loro consistenza numerica in Spagna, dovrebbero rappresentare poco più di un sesto del totale. Tutti, spagnoli e catalani, hanno vissuto e vivono con molta apprensione le vicende della Catalogna dove domani si svolgerà una nuova puntata con le elezioni regionali. Un buon termometro per capire la temperatura della comunità milanese è la biblioteca Jorge Guillen di via Dante. La dirige Ana Lopez Lindstrom, nata a Madrid, madre svedese, residente a Milano da 11 anni. Personalità cosmopolita, parla ben 7 lingue e al momento lavora in un ambiente dove si registra un via vai di connazionali con i quali si confronta su quanto sta succedendo in Catalogna: «Provo tristezza, indignazione anche un po’ di vergogna – afferma – per me le responsabilità sono del governo di Madrid e di quello di Barcellona. La soluzione migliore? Era quella di lasciare scegliere i cittadini con un referendum, come quello fatto in Scozia o in Quebec, rispettando democraticamente le scelte fatte ». Con i catalani, assicura Lopez Lindstrom, non ci sono problemi: «Io non sono anticatalana, ha tanti amici in Catalogna, siamo tutti dispiaciuti: come ha spiegato i guai arrivano dall’alto».