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Se il negozio è una cesata

Convivere con una cesata che ti copre non solo la vetrina ma anche l’insegna relegando il tuo negozio in un black out permanente. Può capitare in caso di opere pubbliche importanti, come ad esempio in via Santa Sofia per la M4. Lo scorso settembre sono state erette le recinzioni nell’area in cui si dovrà realizzare la stazione Sforza-Policlinico, saranno rimosse solo alla fine dei lavori prevista entro il 2022. Per mitigare i disagi dei commercianti un paio di settimane fa sono apparsi sulle cesate i cartelloni che indicano, agli automobilisti e a coloro che passano sul marciapiede della parte opposta, l’esistenza dei negozi “criptati” dalle barriere. Uno stratagemma che però non è giudicato sufficiente dagli esercenti: «Le perdite arrivano al 25% – dichiara Sebastiano Loiacono, titolare del negozio “Ortopedia” – purtroppo soffriamo la difficoltà delle persone più anziane di venire qui. I manifesti con le indicazioni del nostro esercizio sono utili ma non bastano, dobbiamo resistere ancora per molto tempo in una situazione difficile».

FILO DIRETTO · Nonostante tutto il rapporto con l’Amministrazione Comunale è positivo: «Abbiamo avuto un incontro con l’assessore Granelli, i tecnici del Comune e di M4 che ci hanno illustrato tempi e modalità dei lavori e cosa offre Palazzo Marino per alleviare le nostre difficoltà: purtroppo non possiamo avvalerci dei 30 mila euro stanziati per chi trasferisce la sede della propria attività perché qui abbiamo il laboratorio. Neanche i 10.000 euro per chi realizza ristrutturazioni sono un aiuto perché prima bisogna spendere questa cifra e solo dopo si viene rimborsati».

Anche per i colleghi di via quello che viene chiamato con ironia “il muro di Berlino” è fonte di saldi negativi. Uno dei più colpiti è il bar che ha dovuto rinunciare ai dehors collocati di fronte all’ingresso: «Avevamo circa 50 posti a sedere – spiega Luca – il calo di attività è stato notevole, prima si lavorava parecchio». Un poco meglio è andata al negozio di abbigliamento Idexe: «Noi ci salviano parzialmente – spiega Laura – perché una parte del negozio è su corso di Porta Romana ma il calo comunque c’è stato. Un’altra botta l’abbiamo avuta quando è stato sospeso, per ben tre settimane, il tram 24: abbiamo perso soprattutto le persone anziane e tutti coloro che si muovono con i mezzi pubblici».

LE RICHIESTE · Le proposte per rendere meno duro questo periodo sono precise: «La nostra insegna è coperta dalla barriera – spiega Loiacono – perché farci pagare la tassa? Anche la tassa sui rifiuti andrebbe rivista considerando il fatto che la nostra attività ha subito una decurtazione importante. Mi auguro che il prossimo anno possano arrivare risposte positive, al momento l’unica cosa su cui contare è che la fermata della nuova metropolitana, che sarà a poca distanza da qui, una volta in attività dovrebbe favorire un afflusso migliore di persone».

 

Una storia travagliata
I numeri della metro del 2022

La linea M4 è la quinta della rete metropolitana milanese. Prevede il collegamento della città da est, con capolinea Linate Aeroporto, a sud-ovest attestandosi al capolinea di San Cristoforo. E’ stata chiamata linea blu, con il colore blu sarà identificata nelle mappe e il blu sarà il colore principale utilizzato nell’arredo delle stazioni e dei treni. La storia di questa opera è travagliata: concepita come infrastruttura in chiave Expo 2015, ha subito diversi ritardi che hanno fatto slittare la previsione di fine lavori per il 2022. Eppure l’appalto era stato assegnato all’inizio del 2011, con il metodo della finanza di progetto, alla cordata di imprese guidata da Impregilo: ricorsi della seconda arrivata, liti tra privati e Comune hanno portato prima a ipotizzare un’apertura di qualche fermata per l’esposizione universale, poi a rimandare tutto a fiera finita. Per la realizzazione dell’opera è stata costituita la società mista SPV Linea M4 Spa, formata nel luglio 2012 e presieduta da Fabio Terragni. Socio principale è il Comune con il 66,67%, il costo della linea è di circa 1,8 miliardi, sostenuto per il 70% circa da fondi pubblici e per il 30% da privati. Per quanto riguarda le dimensioni, la M4 è lunga 15,2 chilometri e dispone di 21 fermate.

 

Gabriel Meghnagi (Confcommercio):
«Risarcimenti ancora insufficienti»

 

«La situazione è pesante, servono misure urgenti». Non ricorre a giri di parole Gabriel Meghnagi, presidente della Rete associativa di via della Confcommercio, per descrivere l’impatto della M4 sugli esercizi commerciali di Milano. Per il prossimo anno annuncia un nuovo tavolo con l’Amministrazione comunale per chiedere un sostegno più forte per il commercio in difficoltà a causa dei lavori.

Cosa chiederete a Palazzo Marino?
«Prima di illustrare cosa chiederemo vorrei dire cosa abbiamo ottenuto. Dove le insegne sono coperte dalle palizzate abbiano chiesto e ottenuto che su queste ultime vengano scritti i nomi delle imprese in modo da pubblicizzare meglio l’attività nascosta. Abbiamo ottenuto anche una riduzione del 25 % sulla Tari e del 30% sulla Cosap».

Ci sono anche i bandi che assegnano fondi ai negozi.
«Si, il Comune ha stanziato 750.000 euro ma credo che dovremo arrivare a 3 milioni, una cifra più congrua per affrontare il disagio».

Bastano 30.000 euro per il trasloco dell’attività?
«Non bastano, guardi io sono un commerciante, è difficile trovare con questa somma una sede adeguata a meno che non si accetti di trasferirsi in zone poco quotate rischiando così di deprezzare il proprio esercizio».

Sinora avete trattato con Granelli, come vi siete trovati?
«E’ una persona disponibile ma il problema è un altro: reperire i fondi. Sarà bene intenderci, non sempre questo avviene come è successo nel caso del divieto delle porte aperte per impedire lo smog, come sosteneva il Comune, mentre poi si è visto che si tratta di un’iniziativa che non risolve il problema».

Quali saranno i temi sul tavolo?
«La riduzione o eliminazione delle tasse sulle insegne per chi se le trova occultate dalle cesate, l’aumento dei fondi e la loro assegnazione in tempi rapidi: resistere 4 anni in queste condizioni è dura, temo che molti non ce la faranno. Credo sia importante agire in fretta anche per dare un segnale».

Quale?
«I commercianti devono sapere che non sono soli, dobbiamo fare capire loro che gli siamo vicini. Un’idea in questo senso è di pubblicare l’elenco delle vie disagiate, può essere un modo per sensibilizzare i milanesi».

Nel 2022 si rivedrà la luce?
«Quando questi lavori saranno finiti potremo dire solo grazie: avremo una rete di trasporti più capillare e efficiente di cui si gioveranno gli esercizi commerciali, noi cercheremo di evitare che vengano decimati».