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Buon compleanno, Wikipedia!

Un’adolescente già matura: si potrebbe definire così Wikipedia, l’enciclopedia online a contenuto libero, che lunedì soffia sulle sue prime diciassette candeline e BASE Milano in via Bergognone, dove ha sede Wikimedia Italia, ospiterà dalle 18.00 i festeggiamenti con wikipediani e non.

LA STORIA • Era il 15 gennaio 2001 quando Larry Sanger e Jimmy Wales misero online Wikipedia, nata dopo l’esperimento Nupedia e destinata a segnare una grande rivoluzione, partendo da tre semplici concetti: la conoscenza deve essere libera, accessibile gratuitamente a chiunque e nella propria lingua, con l’utente che non è un semplice fruitore, ma anche un produttore di contenuti. Inizialmente in lingua inglese, dopo un anno erano quasi ventimila le voci in diciotto lingue diverse: oggi esistono più di 290 versioni linguistiche, con oltre 47 milioni di voci, e Wikipedia è stabilmente nella top 10 dei siti più visitati al mondo. L’anno scorso anche l’esordio fuori dal pianeta Terra, con la prima modifica dallo spazio, grazie all’astronauta italiana Paolo Nespoli che, in orbita dalla Stazione spaziale internazionale ha registrato un file audio con la sua voce, usato per arricchire la sua biografia online.

EDITABILE, CREDIBILE • A ben vedere, più che un’innovazione tecnologica, Wikipedia è stata una grande innovazione sociale: radicata nella cultura hacker, fedele al principio per cui la condivisione del sapere tra pari produce benefici per tutti, innovazione e cultura, punto di forza della creatura di Sanger-Wales è da sempre l’apertura. Un modello open-editing in cui chiunque può volontariamente intervenire e inserire o modificare ogni voce, in un sistema proattivo che invita all’azione e premia i più collaborativi piuttosto che “punire” chi sbaglia, intenzionalmente o meno, senza limitare la libertà di nessuno. La sfida più grande, oggi come diciassette anni fa, connessa a questo approccio è quella della credibilità, aspetto su cui i detrattori del progetto hanno sempre puntato il dito. Tutto perfetto? No, anche perché impossibile: per Wikipedia, come per un’enciclopedia tradizionale o per un giornale. Negli anni sono stati fatti notevoli passi in avanti in materia e Wikipedia ha saputo ritagliarsi un ruolo importante, decisivo nel mare di Internet: una bussola, anzi, meglio, una boa al servizio di tutti, professionisti e incerti naviganti. Si può solcare il mare attaccati a una boa? No, ma dio benedica una boa in tempi di fake news, troll e affini: l’alto dell’insieme contro il basso e il maligno (spesso) del singolo; la cultura, il sapere libero contro l’ignoranza, nel senso etimologico ed esteso del termine.

Codogno (Wikimedia Italia): «La forza del sapere libere»

A tu per tu con Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia (wikimedia.it), costola nazionale di Wikimedia Foundation.

Qualche dettaglio sull’evento di lunedì a BASE Milano?
«Sarà una festicciola tra amici, wikipediani e non, in cui ognuno porta qualcosa, come a un normale compleanno: un’occasione per conoscere più da vicino il mondo Wikipedia e capire che non è solo un’enciclopedia virtuale, ma anche e soprattutto un insieme di persone».

Discorso che vale anche per Wikimedia Italia…
«Sì, quando nel 2005 fondammo l’associazione, scrivemmo esplicitamente nello statuto che lo scopo sarebbe stato quello di promuovere la conoscenza libera in tutte le forme: lo sviluppo di Wikipedia in lingua italiana è sicuramente l’aspetto più visibile e conosciuto, ma c’è anche molto altro».

Per esempio?
«Promuoviamo la produzione, la raccolta e la diffusione di contenuti liberi, ovvero di opere contrassegnate dai loro autori con una licenza che ne permetta l’elaborazione e/o la diffusione gratuita per ogni scopo anche commerciale. Tra i principali progetti: Glam (Galleries, libraries, archives, museums), per migliorare la copertura di Wikipedia e degli altri progetti Wikimedia su argomenti relativi alla cultura, attraverso la collaborazione con enti e istituzioni e Wiki Loves Monuments, il più grande grande concorso fotografico al mondo, in cui i cittadini di 41 Paesi nel mondo, tra cui, dal 2012, l’Italia sono invitati a fotografare le bellezze del proprio patrimonio culturale, condividendo gli scatti con licenza libera su Wikimedia Commons. Certo, in Italia è un po’ una faticaccia, perché le leggi tendono a bloccare la diffusione di immagini dei monumenti».

Tra le chicche anche la partecipazione a OpenStreetMap: di che cosa si tratta?
«È la “Wikipedia delle mappe”: un progetto di mappatura libera, open-source e collaborativa, che si fonda sul lavoro di volontari (circa 2 milioni e mezzo nel mondo, più di mille in Italia) per creare il più grande database cartografico disponibile online. Un utile strumento di lavoro per la pubblica amministrazione, le aziende, le università, ma usato sempre più anche dalla Protezione Civile per la valutazione del rischio e la gestione quotidiana o in emergenza delle misure di soccorso, come si è visto in occasione del sisma che ha colpito il Centro Italia nel 2016».

Qual è stata la grande rivoluzione di Wikipedia?
«Dal punto di vista tecnologico non si è inventato nulla, perché il wiki esisteva già da una decina d’anni: il punto di forza è stato recuperare la volontà della gente di fare qualcosa per gli altri, valorizzando questa sottocultura in tempi di chiusure a più livelli».

La grande battaglia è stata ed è quella della credibilità: come si combatte?
«Senza aprire la questione fake news, che ci porterebbe molto lontano, quel che noi cerchiamo non è tanto avere una credibilità come Wikipedia in quanto tale, perché non avrebbe molto senso, ma, piuttosto, dare una mano al lettore, dicendogli dove abbiamo preso le informazioni, quali sono le fonti, eccetera: all’utente è, però, chiesto uno sforzo personale».