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O mia bela Madunina: Milano è… Da vedere

Che cosa vi viene in mente istintivamente pensando a Milano: il Duomo, i Navigli, i tram, i nuovi grattacieli? All’ombra della Madonnina, come abbiamo più volte sottolineato, c’è davvero tanto da scoprire: Milano è uno scrigno che nasconde, spesso anche agli autoctoni doc, luoghi incantevoli e storie incredibili. Ebbene, domani sera Milano si racconta: lo farà al Bobino Club sull’Alzaia Naviglio Grande, alle 20.30, con Io sono Milano, spettacolo teatrale pensato, scritto ed eseguito da Milano da vedere (milanodavedere.it), che torna in scena per tre serate (le altre due il 22 febbraio e il 22 marzo), a distanza di due anni dall’esordio, in una versione riveduta e corretta. Un’occasione per conoscere meglio la città e i suoi protagonisti, con aneddoti e curiosità: un viaggio a 360° tra storia, cultura e arte, perché, sì, Milan l’è on gran Milan. Biglietti: 20 euro con consumazione e, dalle 19.30, la possibilità di aperitivo a buffet. Vi incuriosisce la cosa? Affrettatevi allora, perché i posti a sedere sono solo cento. Per info e prenotazionimilanodavedere.it.

 

Danilo Dagradi (Milano da vedere):
«La nostra è una vera città d’arte»

A tu per tu con Danilo Dagradi, milanese, classe 1973, fondatore nel 2011 di Milano da vedere, vivace realtà che si occupa di promozione turistica in salsa meneghina, oggi marchio della società Quater Pass (quella che da un paio d’anni organizza la Giornata del dialetto milanese).

Domani la prima della versione 2.0 di Io sono Milano: ce lo presenti?
«Milano si racconta in prima persona, intervistata da una voce fuori campo. A differenza dell’altra volta, in cui abbiamo provato a condensare in due ore e mezzo tutta la storia, quest’anno, essendo in un locale, abbiamo pensato di dividere il racconto in tre serate divise per periodi storici: domani ci concentriamo sull’arco temporale che va dalla fondazione all’arrivo dei Barbari; il 22 febbraio dai Torriani alla dominazione francese; il 22 marzo ripartiamo da qui per arrivare fino ai giorni nostri».

Una lezione di storia sui generis, insomma…​

«Sì, l’abbiamo pensata come occasione per mettere un po’ i puntini sulle i, perché ci siamo resi conti che molti milanesi non conoscono così bene la storia della loro, anzi, della nostra città: il tono sarà ovviamente simpatico, scherzoso, ma con precisione e rigore storico, il tutto supportato da immagini e filmati».

Un modo nuovo e un linguaggio diverso per scoprire Milano, che è poi quello che, più ampiamente, fa Milano da vedere, giusto?​
«Esatto, Milano da vedere è nata ormai sette anni fa proprio con questo obiettivo: raccontare quel che realmente è questa città, conosciuta nel mondo per la moda e per il business, ma che ha duemila anni di storia alle spalle ed è una città d’arte a tutti gli effetti. Noi vogliamo farla conoscere uscendo dai tradizionali circuiti».

Come?
«Partendo, intanto, da Internet e dai social e poi portando le persone in giro per la città con varie iniziative: dai tour guidati ai corsi di storia, fotografia e dialetto, passando, per esempio, per i gettonatissimi aperitivi storici a tema, che abbiamo portato – inedito assoluto – fin dentro lo stadio Meazza di San Siro, con oltre quattrocento persone intervenute per ascoltare la storia dei simboli milanesi e la proiezione delle nostre fotografie sul maxischermo».

Quanti siete oggi?​
«Quattro soci e una ventina di guide abilitate».

Cosa avete in serbo per il futuro prossimo?​
«In primavera riprenderemo A spasso con, una serie di uscite in giro per la città cui le persone possono partecipare gratuitamente perché sponsorizzate da aziende. Ci sarà anche un format parallelo proposto a livello virtuale, con video che racconteranno molte zone della città».

Quali sono i primi due angoli di Milano da (ri)scoprire che ti vengono in mente?
«Essendo un appassionato di architettura ecclesiastica, suggerirei, intanto, la chiesa di San Matteo alla Banchetta, in pieno centro, zona Santa Maria alla Porta, a due passi da corso Magenta: una minuscola e suggestiva chiesa settecentesca, incastonata tra due palazzi, con ii suo piccolo campanile. Merita davvero una sosta e una visita».

L’altro?
«Restando in centro, sempre in zona Magenta, c’è via Brisa, con i resti del Palazzo imperiale, costruito quando Milano (all’epoca Mediolanum) era capitale di una delle quattro parti dell’Impero Romano: un angolo carico di storia che, per fortuna, negli ultimi anni è stato riscoperto e valorizzato».