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La più Romana di tutte

Porta Romana: nel weekend arriveremo da queste parti. Ma la meta finale non può non essere preceduta da un giro che deve aprire gli occhi sulle bellezze della nostra città. Iniziamo dalla fermata della metropolitana: scegliete Crocetta, linea gialla. Perché? Perché non siamo poi così distanti dalla destinazione e soprattutto perchè lungo la strada, con qualche deviazione, non mancano insospettabili poli d’attrazione. Chi viene da queste parti, spesso, lavora in zona o è alla ricerca di qualche negozio e difficilmente dedica del tempo all’osservazione. E allora vi diamo una mano noi: cominciate ad alzare lo sguardo verso la statua di San Calimero – è qui dagli inizi del 1700 -, proseguendo verso il celebre Teatro Carcano. Prima, qui, avreste trovato il convento di San Lazzaro. È stato così fino al 1803, quando Giuseppe Carcano diede i natali ad uno dei simboli della cultura della città. Ricostruito un secolo più tardi, ebbe grande successo fino agli albori della Milano da bere quando cambiò veste e divenne cinema. Ma non per tanto: questo fine settimana scoprirete nuovamente un teatro che, all’occorrenza, diventa anche aula universitaria.

TREDESIN DE MARS • Guardate il corso con le spalle rivolte verso il centro e prendete la via sulla destra, corso di porta Vigentina. Impossibile non dedicare qualche sguardo a Santa Maria al Paradiso: riedificata nel 1590, al suo interno ospita diversi dipinti presenti in origine nell’unica delle chiese volute da Sant’Ambrogio che non è arrivata fino a noi, San Dionigi. Ma questa chiesa è famosa soprattutto perché vi possiamo trovare la celebre pietra forata da San Barnaba: era il 13 marzo del 51 d.C. quando piantò la croce al suo arrivo a Milano per annunciare il Cristianesimo. Di qui, la nascita del Tredesin de Mars, festa ancora viva nel quartiere. Abbandonata Santa Maria, tornate verso corso di Porta Romana e fate attenzione sul lato destro: un’altra (minuscola) chiesa si staglia tra edifici non storicamente rilevanti, pur dal grande fascino. Siete davanti a San Pietro dei Pellegrini. Dalla sua origine – risalente probabilmente al 1300 – fino alla fine del Settecento, fu la cappella dell’omonimo ospizio: all’epoca era fuori dalle mura meneghine ed accoglieva per un paio di giorni i pellegrini di passaggio in viaggio sulla via Emilia. Sappiamo di certo che era esistente nel 1344: a quell’anno risalgono donazioni, documentate, da parte di Bernabò Visconti.

GONZAGA • Pochi passi ancora e vi si spalancherà di fronte piazza Medaglie d’Oro che introduce alla Porta Romana. Con il traffico di oggi è difficile da immaginare, ma una volta era un tutt’uno con le mura spagnole che potete vedere sulla destra. Eretta nel 1596 in occasione dell’ingresso di Margherita d’Austria-Stiria, la struttura trae evidente ispirazione dagli archi imperiali romani. E che dire delle mura spagnole? Dovete sapere che la loro costruzione avvenne tra il 1548 e il 1562 per ordine di Ferrante I Gonzaga, governatore della città. Il progetto era quello di rafforzare le difese cittadine e all’inizio si pensò addirittura di costruire un nuovo imponente castello nella parte meridionale della città. Progetto, quest’ultimo, abbandonato perchè troppo oneroso. Ma si fecero le mura: il perimetro si estendeva per circa undici chilometri, rendendola all’epoca il sistema di mura più esteso d’Europa. Oggi resta uno dei più suggestivi, testimonianza per i milanesi di domani.

Danilo Dagradi