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Come fossimo Radetzky

Il punto di partenza è Cairoli. Ci arriviamo comodamente con la linea metropolitana 1, la “rossa”. Anche se a fatica, per questa volta ignoriamo il Castello, con la promessa di tornarci al più presto. Imbocchiamo via Cusani: proseguiamo qualche decina di metri oltre l’incrocio con via Rovello e troviamo sulla nostra destra un palazzo appena ristrutturato, dall’aspetto imponente. Siamo davanti a Palazzo Cagnola, costruito agli inizi del 1800, famoso anche perché qui avremmo trovato la sede della cancelleria asburgica durante i moti del 1848: era il quartier generale di Radetzky. E proprio da qui il generale scappò durante le Cinque Giornate per rifugiarsi con l’esercito al Castello. Come fece a raggiungerlo? Non di certo per strada, ma attraverso un passaggio sotterraneo che collegava proprio Palazzo Cagnola allo Sforzesco.

TERRAMARA • Proseguiamo, deviando a destra in via Broletto: dopo pochi passi, incontriamo la chiesa di San Tomaso. Sì, con una “m” sola. Il nome completo è San Tomaso in Terramara, denominazione che affonda le sue radici in una storia che si confonde con la leggenda. Il conte Giorgio Giulini, storiografo milanese del XVIII secolo, ha scritto a questo proposito: «Vediamo altresì che si trova dentro la città un sito chiamato Terra mala, da cui ha preso la denominazione la chiesa di San Tomaso soprannominata in terra mala, ora corrottamente in terra mara. Si può stabilire sicuramente che il sito della città, chiamato fin dal secolo XI Terra mala, abbia dato il soprannome alla chiesa di San Tomaso; per qual ragione poi quel sito così venisse addomandato, io non so dirlo, perché i motivi che volgarmente se ne adducono, non sono appoggiati ad alcun sodo fondamento». Insomma, dubbi anche allora. A noi piace pensare che questo nome derivi da un’antica leggenda milanese che racconta che Giovanni Maria Visconti, furioso dopo il rifiuto del parroco della chiesa di seppellire il corpo di un uomo la cui vedova non aveva i mezzi per pagare il funerale, fece seppellire lo stesso prete da vivo nella bara destinata al defunto nel cimitero della chiesa. Da qui, il “Terramara”.

HORREUM • Attraversando la strada, farete il vostro ingresso in via dei Bossi. Pochi passi: fermatevi davanti al civico 4. Ah, se poteste entrare qui. Dove ora ci sono uffici, la storia trasuda da ogni muro. Ma andiamo con ordine: appena entrati sulla sinistra è possibile ammirare una colonna di romana in marmo egizio. Eppure il bello è quello che c’è sotto i vostri piedi: è qui conservato, infatti, un “horreum”. Si tratta di un granaio – siamo tornati ai tempi di Mediolanum -, una stanza di diciotto metri per sessanta con cinque navate divise da da pilastri con volte a botte in mattoni. Una stanza che ha quasi duemila anni di storia.

PALAZZO CLERICI • Prima di lasciare il palazzo, impossibile non ricordare un altro momento di storia che lo riguarda: Francesco Sforza lo donò alla famiglia De’ Medici che ne fece il suo ufficio di cambio. Una vocazione che Milano ha evidentemente assimilato molto bene. Proseguendo nel nostro viaggio, ancora pochi passi ed è tempo di un’altra svolta a destra: sulla nostra sinistra vi imbatterete in Palazzo Clerici. Costruito nei primi decenni del 1700 ampliando un precedente edificio, lascia senza fiato fin dal cortile. Ma è con lo scalone d’onore e le stanze del piano nobile che lo stupore si fa meraviglia: entriamo nella galleria degli arazzi. C’è da perdere la testa per così tanta bellezza (foto, ndr). E se questo non bastasse, perdetevi dinanzi ad un affresco del Tiepolo. La meditazione è completa.

Elisabetta Piselli