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Sulle spalle di Maurito

Dopo la salita arriva la discesa. Almeno sulla carta, perché l’Inter ci ha abituato a complicarsi la vita da sola e anche se l’avversario di domani nel turno infrasettimanale è teoricamente più “morbido” di quelli recenti (il Cagliari, dopo il trittico Milan-Torino-Atalanta) dai nerazzurri non si sa mai cosa potersi attendere. È una buona notizia il poter giocare in casa, dopo tre trasferte ufficiali, derby compreso considerando che San Siro era colorato di rossonero. Lo è anche l’aver recuperato Brozovic, squalificato sabato a Bergamo, e probabilmente Candreva, tra i convocati ma senza aver messo piede sul terreno di gioco. Orfani del croato i nerazzurri hanno perso creatività, continuando a mancare il bersaglio. Tre partite di fila senza mai segnare, collezionando due punti a fronte di prestazioni non così disastrose ma non supportate dalla necessaria precisione sotto porta.

MODULO • C’è curiosità per capire se domani sera al Meazza ci sarà ancora la difesa a tre che si è vista contro l’Atalanta, con Cancelo e Santon sugli esterni, oppure se le sofferenze palesate nella prima parte della sfida di Bergamo saranno l’avvisaglia che farà tornare Spalletti al più collaudato 4-2-3-1. Schieramento vecchio o nuovo, l’ago della bilancia delle fortune nerazzurre è sempre lo stesso: Mauro Icardi. Non ha segnato nelle ultime tre, casualmente non sono arrivate vittorie. Nel derby è stato protagonista in negativo con due errori sotto porta non proprio da lui, successivamente gli sono mancate le occasioni per colpire e da par suo non è riuscito a crearsene. Urge un suo ritorno a quel che meglio gli riesce, segnare, anche se in carriera i cinque gol al Cagliari li ha curiosamente segnati sempre in Sardegna. Certo è che in una squadra in cui il terzo marcatore stagionale è un difensore centrale (dopo Icardi, ci sono Perisic e Skriniar) è lecito attendesi qualcosa in più dal resto della compagnia. Appuntamento domani sera alle 20.45, con una cornice che dovrebbe aggirarsi attorno ai 50mila spettatori. C’è da giocarsi la zona Champions. Roma e Juventus, pur con alterne fortune, hanno dimostrato una volta di più che per certe emozioni vale la pena sognare.