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«Ogni giorno mancano 120 donatori di sangue»

Domani è la Giornata Mondiale del Donatore. E’ l’occasione per fare il punto su una situazione critica in città. Secondo Sergio Casartelli, direttore Generale dell’Avis di Milano, è sempre più grave la mancanza di donatori: a Mi-Tomorrow spiega quali sono le cause che stanno rendendo problematico il reperimento del sangue.

Quanto sono gli iscritti all’Avis?

«Intorno ai 25-30mila».

E i donatori?

«Circa 18mila l’anno».

Sono sufficienti?

«Assolutamente no, ogni giorno ne mancano 120, in un anno sono ben quarantamila i donatori che mancano».

Dove trovare il sangue?

«Arriva dalle province lombarde, lì possono contare su un numero di donatori più alto».

Perché a Milano sono così pochi?

«I fattori sono diversi, qui c’è la denatalità, in provincia ci sono più giovani e sono più facilmente reperibili, i loro ospedali comunicano con più facilità quando hanno bisogno. Inoltre, non dimentichiamo che negli altri ospedali lombardi il fabbisogno di sangue è più basso».

In estate la situazione rischia sempre di precipitare?

«Credo che andremo in difficoltà dalle prime due settimane di agosto fino a settembre».

Chi è il donatore tipo milanese?

«E’ trasversale, si va dal giovane al pensionato. C’è una differenza tra gli uomini e le donne perché queste ultime diminuiscono con l’aumentare dell’età: si sposano, fanno figli, hanno il lavoro e diventa sempre più difficile continuare a fare il donatore».

I giovani sono sensibili?

«Poco, manca una sensibilizzazione nelle scuole se non quando andiamo noi stessi dell’Avis a parlare. Non nascondo che facciamo fatica, se manca una cultura della donazione in famiglia diventa molto difficile».

E’ la famiglia il luogo privilegiato dove si formano i donatori?

«Sì, i donatori arrivano da quelle famiglie in cui è stato insegnato quanto sia importante il gesto della donazione per la nostra società».

Manca una campagna di comunicazione?

«Un vero piano concreto non c’è, si fa informazione ma, se penso alla scuola, tutto è lasciato alla buona volontà del preside: tutto ciò crea un deficit di senso civico».