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«Produciamo cultura tra gli alberi»

Lo spunto arriva dall’antica Grecia, dalle lezioni che Aristotele teneva ai suoi allievi nel Peripato, un’area del giardino del liceo. Così nasce l’idea di insegnare (e filosofeggiare) all’aperto, passeggiando, attraversando il grande polmone verde che circonda Milano. Da domani al Parco Nord prende il via Il respiro del futuro. Camminate peripatetiche nel cuore del Parco. Si tratta di un nuovo format culturale che il Parco Nord lancerà in collaborazione con Zambon Group. I primi due incontri in programma, previsti domani e il 21 giugno, ospitano rispettivamente il giovane filosofo e scrittore Leonardo Caffo e la pedagogista Monica Guerra. «Vogliamo rafforzare la capacità del parco di creare comunità, a tutti i livelli», racconta Lorenza Zambon, promotrice della rassegna.

Lorenza, di che progetto si tratta?

«È una nuova sperimentazione del parco che si ricollega a un progetto precedente, “L’accademia del Bagolaro”, che aveva preso forma durante il Festival della Biodiversità. Anche in quel caso, avevamo chiamato importanti pensatori a esprimersi sotto un albero e confrontarsi con il pubblico. Senza slide, né altri supporti tecnici. Ma guardandosi occhi negli occhi, per rendere la comunicazione il più naturale possibile».

Quale percorso seguirete?

«Si andrà dalla stazione di Bruzzano fino a Oxy.gen, guidati da un filosofo o pensatore. L’idea è trovare ispirazione da quella particolare zona del parco in cui si può scorgere una sovrapposizione dei tempi: il passato, con il vecchio “paese” di Bruzzano, e un’ipotesi di futuro, con la metropoli che incombe e l’espansione della città. In pratica, qui il parco progetta la metropoli e permette a varie sponde di connettersi tra loro».

Cosa consente questo incontro tra passato e futuro?

«Attraverso i laghi, i boschi, i prati non sfalciati, che accolgono la memoria delle campagne del passato, si possono trovare luoghi ideali per pensare. Il pubblico può godersi un lungo percorso a piedi, con calma, osservare diversi tipi di evoluzione. E, camminando, trovare fonte di ispirazione».

Qual è l’idea?

«Il parco è un polmone di vita, una valvola di sfogo per la salute degli abitanti, ma non solo. Con questi eventi vogliamo creare una comunità che progetta se stessa, evitando che la progettazione venga calata semplicemente dall’alto. Così si potrà rafforzare la comunità, creare concetti e, di conseguenza, influenzare il futuro di progettazione della città».

Il target?

«Abbiamo chiamato grandi personaggi a rapportarsi con un pubblico non specializzato. Non abbiamo scelto le università come luogo di ritrovo, ma uno spazio aperto, che possa accogliere un pubblico anche “ingenuo”, inesperto: tutti gli abitanti della metropoli. Presentiamo temi alti ma lo facciamo in modo colloquiale, diretto, per creare un momento di socializzazione».

Come proseguirete in futuro?

«Questo è l’inizio, ma vorremmo portare avanti questo progetto sperimentale anche nella stagione autunnale e invernale, per trasmettere l’idea che il parco non è solo il luogo in cui si va a correre, ma molto altro: un polo di produzione collettiva della cultura».