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Due anni di Sala: promosso o bocciato?

Domani l’Amministrazione Sala compie due anni. Siamo neppure a metà mandato che scadrà tra tre anni ma l’arco temporale trascorso da quel 19 giugno del 2016 è sufficiente per approntare un primo bilancio. Se si considerano gli obiettivi importanti in attivo c’è l’avvio del progetto di riqualificazione degli ex scali ferroviari, sul passivo brucia ancora il mancato arrivo dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco. Ci sono poi tanti progetti avviati sui quali bisognerà aspettare la fine del mandato per potere formulare un giudizio. Promosso o bocciato dopo 24 mesi? Con Gabriele Albertini, sindaco di Milano dal 1997 al 2006, facciamo una valutazione di questa prima parte.

Perché due anni fa i milanesi lo hanno preferito Sala a Parisi?

«Le cause sono diverse. Sala era stato direttore generale del Comune e subito dopo in Expo, la sua memoria presso i milanesi era fresca mentre per Parisi, anche lui direttore generale del Comune, bisognava tornare indietro al mio primo mandato. Sala godeva del successo di Expo, Parisi è entrato in competizione molto tardi. Inoltre nel centrodestra c’erano gelosie, Sala non ha avuto problemi interni di questo tipo».

Lo slogan di Sala in campagna elettorale era “innovazione e inclusione”: è il programma giusto per Milano?
«E’ azzeccato soprattutto per la prima parte, Milano vive di innovazione, è il suo stigma. Inclusione è invece il tema per fare l’occhiolino alla sinistra».

Approfondiamo il discorso innovazione: in questi due anni l’amministrazione è riuscita a fare progredire Milano?
«Ha fatto partire il piano degli scali ferroviari, non vedo altri grandi risultati anche se non posso attribuire a Sala tutte le colpe: chi è al timone si prende gli sputi delle onde e del vento, viviamo in un periodo critico, sia per l’economia che per la politica».

Il volto internazionale che Milano ha acquisito è merito di questa amministrazione o della parte più progredita della città?
«Anni fa ero in visita a Roma e rimasi estasiato dalla vista mozzafiato sui Fori Imperiali. L’allora sindaco Rutelli mi disse: la mia città è bella ma io ti invidio i milanesi che sono così dinamici e generosi. La vera qualità della nostra comunità è questa e supera ogni amministrazione, si spiega anche così che Lega e 5Stelle qui hanno meno del 10% mentre gli altri partiti hanno risultati superiori a quelli nazionali».

Revisione del Pgt, apertura dei Navigli, il nuovo sito Expo, il nuovo stadio, la M4 e il prolungamento della 1 e della 5: si vedrà qualcosa entro la fine del mandato?

«Il problema delle linee 4 e 5 risale alla scelta compiuta da Moratti di riacquistare 350 milioni di obbligazioni Aem, emesse dalla nostra amministrazione per la seconda privatizzazione, per potere avere nella costituenda A2A lo stesso numero di consiglieri di Brescia: con quelle risorse impiegate allora i lavori della linea 4 e della 5 sarebbero ora conclusi assieme allo scolmatore del Seveso. Sala fa quello che può disponendo di risorse decurtate».

Cosa dovrebbe fare?
«Valorizzare il patrimonio pubblico. Anche Pisapia, nonostante la componente di sinistra della sua coalizione, lo ha fatto: Sala è in condizioni migliori sul piano politico, la sua visione manageriale dovrebbe aiutarlo».

I sostenitori di Sala, ad esempio Bassetti, non sono molto entusiasti di questi primi due anni: come lo spiega?
«Per lasciare una traccia significativa nella storia occorrono minimo 10 anni, lui è al 20%. Probabilmente si aspettavano altro, in questi due anni non si sono viste grandi cose».

Un punto forte del programma di Sala è la riqualificazione delle periferie: come giudica il piano da 360 milioni elaborato dalla giunta?
«E’ una cifra ragguardevole anche se ci vorrebbero più risorse. Sono d’accordo sull’aspetto qualitativo che deve avere l’azione di riqualificazione, bisogna ricordarsi che il degrado chiama il degrado e che inclusione non significa fare arrivare persone da un altro paese ma riqualificare lo spazio fisico: gli interventi vanno fatti sulla socialità, sul vivere della città».

I suoi riferimenti erano Montanelli, Muti e Martini, ovvero Corriere, Scala e Curia: sono riferimenti validi anche per Sala?
«Premesso che io ho sempre creduto più alle persone, se Montanelli poteva rappresentare il Corriere i successori di Martini, detto con il massimo rispetto, non sono stati come lui. Muti poi è stato pure cacciato. Sono riferimenti importanti con tutte le differenze che ci sono rispetto a quando io ero sindaco».

Quale rapporto si potrà costruire con il governo?
«Difficile dirlo, a Roma c’è una leadership populista e sovranista qui la visione del mondo è un’altra. Dipenderà dalla saggezza delle persone, spero che alla fine prevalga la concretezza di Milano».

Infine: che voto darebbe a Sala per i primi due anni?
«Gli do 6 e mezzo anche se a me in genere non piace dare voti, per di più è trascorso solo un quinto del doppio mandato necessario per emettere giudizi».

 

UP E DOWN

IL SUCCESSO: GLI SCALI FERROVIARI
L’Amministrazione Sala è riuscito a fare partire l’Accordo programma con Regione e Ferrovie dello Stato che nello scorso mandato era stato stoppato in Consiglio Comunale. Il piano riguarda la riqualificazione di sette scali ferroviari dismessi per un milione e 200mila metri quadrati di terreni: Farini, Porta Genova e Porta Romana, Lambrate, Greco-Breda, Rogoredo e San Cristoforo. Connesso a questo progetto è la Circle Line, un parco urbano che sorgerà sulle aree degli scali e attraverserà la città. L’affare immobiliare è stimato in oltre un miliardo di euro.

LA DEBACLE: EMA VA AD AMSTERDAM
Per Sala portare Ema a Milano era uno degli obiettivi cui teneva di più, al punto da volare a Londra non appena eletto per sostenere la causa. Purtroppo dopo due votazione tra i paesi dell’Ue in cui la città è sempre risultata in testa si è arrivati ad un ballottaggio con i bussolotti che ha premiato Amsterdam: sono andati in fumo circa 1,7 miliardi di indotto che si sarebbero creati con l’arrivo dell’agenzia da Londra con e i suoi 900 funzionari. Inoltre si perdono 36 mila visitatori e 860 nuovi occupati l’anno.

 

Le prossime sfide
Dal nuovo Pgt ai Navigli: ecco i progetti in corso

Sono diversi. Il nuovo Pgt, il Piano dei governo del territorio, prevede un aumento degli indici, del verde ma niente consumo del suolo. C’è poi la riapertura dei Navigli: saranno aperti solo 5 tratti, Sala ha annunciato i primi cantieri entro il mandato. L’apertura della M4 dovrebbe arrivare nel 2023, sul prolungamento della M1 e M5 c’è l’incognita dei finanziamenti del governo. Milano Innovation District è il nuovo volto del sito Expo: nel 2021-23 verranno completati l’ospedale Galeazzi, lo Human Technopole e il campus universitario. Infine il piano di riqualificazione delle periferie, il termine è il 2021.