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Occupiamoci del nostro futuro

Tutto pronto al MiCo per il nono Festival del lavoro, organizzato dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, in programma da domani a sabato. Politici, imprenditori, sindacalisti, accademici e professionisti a confronto sulle novità normative relative a lavoro e futuro. Tanti i temi affrontati: dalla privacy al welfare aziendale, dalla flessibilità in uscita e l’accompagnamento alla pensione alla tutela del lavoro autonomo ed equo compenso, passando per collocamento dei disabili e lavoro femminile. Tema dell’edizione 2018: dialoghi sul futuro, per promuovere interventi concreti per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese. Oltre duecento gli ospiti, tra cui i ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio e gli ex Elsa Fornero e Giulio Tremonti; l’economista Carlo Cottarelli; il presidente dell’Inps Tito Boeri; i giornalisti Luciano Fontana e Alan Friedman; la senatrice Nunzia Catalfo, presidente della Commissione Lavoro del Senato; l’ad di Foodora Gianluca Cocco e il cofondatore di Scuola.net Daniele Grassucci; la food blogger Chiara Maci e lo chef Filippo La Mantia. Ai dibattiti in Auditorium si affiancheranno quelli dell’Aula del diritto per approfondire le tematiche giuslavoristiche di più stretta attualità, i focus su previdenza e politiche attive del lavoro nelle rispettive Isole, i seminari tecnico-pratici nei Laboratori di lavoro e un confronto diretto con gli esperti di Fondazione Studi nell’Agorà.

GLI EXTRA • Spazio anche agli Open Day del lavoro: consulenti saranno a disposizione dei più giovani per l’analisi delle competenze e la ricerca della prima occupazione, con momenti di orientamento grazie alla partnership con Eggup, startup che ha sviluppato un software innovativo per facilitare l’incontro fra domanda e offerta. Ci sarà la possibilità di effettuare un test gratuito delle proprie competenze per conoscere capacità e attitudini personali: la valutazione consentirà di elaborare un profilo professionale del candidato da allegare al curriculum. Non mancheranno, infine, momenti di svago e intrattenimento con la premiazione del contest letterario Il lavoro tra le righe, la Run 4 Job (venerdì) e gli eventi musicali ed artistici del FuoriFestival. Il via domani alle 15.00: informazioni su festivaldellavoro.it.

 

Intanto Milano continua ad attrarre
I talenti trovano occupazione come in altre metropoli

Milano è sempre più attrattiva per imprese e talenti, al livello di altre grandi città internazionali, come Chicago, Barcellona e Monaco. A fine 2017 il Pil milanese si è posizionato sopra i livelli del 2008 del 3,1 per cento, a fronte di un’Italia ancora sotto del 4,5%. La città ha un elevato potenziale di crescita sulle scienze della vita, l’agroalimentare, la manifattura 4.0, il design, la finanza ma deve ancora crescere sul piano dell’attrazione dei turisti e delle multinazionali. Secondo il report 2018 dell’Osservatorio Milano, il capoluogo meneghino si piazza al terzo posto, dopo Monaco e Barcellona, e anche per l’attrazione di turisti, mentre è al secondo posto (dopo Monaco) per l’attrazione delle imprese e prima per il “top immobiliare” (seguono Barcellona, Lione, Monaco, Stoccarda).


«L’estate porta lavoro? La stagionalità ormai è continua»
Dario Balotta: «Ormai anche il settore alberghiero cerca qualità»

Se per molti l’estate è tempo di vacanze per non pochi è un momento di lavoro. Si apre, infatti, la possibilità di intraprendere gli impieghi stagionali che consentono di mettere in tasca i soldi che poi serviranno per affrontare meglio il periodo autunnale e invernale. A Mi-Tomorrow Dario Balotta, ex segretario della Fit Cisl e grande conoscitore del mondo del lavoro, spiega come sono cambiati negli ultimi anni i lavori cosiddetti stagionali.

Esistono ancora i lavori che durano lo spazio dell’estate?
«Sempre meno, ormai esiste una stagionalità continua, sono pochi i settori che resistono».

Elenchiamoli.
«Il turismo, il settore agricolo e qualche attività di trasporto marittimo».

Come sono cambiati i lavori stagionali?
«La stagionalità è entrata nel rapporto di lavoro che è diventato precarizzato e stagionalizzato. Inoltre se prima il lavoro stagionale riguardava precise merceologie ora sono diventate molte di più».

Ci sono, insomma, lavori stagionali in ogni periodo dell’anno?
«Certi nuovo lavori caratterizzati da brevità e saltuarietà non sono legati alle stagioni ma alla domanda, alle nuove tecnologie».

Cosa offre il mercato del lavoro quest’estate?
«Ci sono opportunità legate al turismo nei laghi, nelle valli lombarde. E’ richiesto personale nei centri massaggi, in tutte le attività prodotte dall’indotto del turismo».

La ristorazione?
«Anche in questo caso nei laghi e nelle valli anche se si tratta di un settore che soffre del fenomeno mordi e fuggi».

Di cosa si tratta?
«Molti turisti raggiungono e poi lasciano la località turistica nella stessa giornata: di conseguenza non fanno la spesa turistica».

A Milano c’è un’enorme crescita del turismo.
«E’ vero, c’è un indotto che è molto sviluppato».

Un tempo d’estate si andava a fare la vendemmia. E’ ancora così?
«Adesso c’è continuità grazie alle tecnologie nuove, alle serre: esiste una domanda di prodotti che arriva da tutto l’anno. Comunque si può ancora lavorare nelle vite in alcune zone come l’Oltrepò e il Bresciano».

E gli studenti?
«Fanno i rider, lavorano nelle nursery. Bisogna anche considerare che nel turismo chiedono gente che ha fatto l’alberghiero, sia per i cuochi che per i camerieri: c’è una domanda di qualità».

Si può guadagnare?
«Le retribuzioni sono basse, si tenta di tenere più basso possibile il costo del lavoro, comunque tutto è in evoluzione, le cose possono cambiare».

 

«Negozi alla domenica? Parliamone…»
Stoppani (Confcommercio): «Ma la proposta di Di Maio è generica»

Negozi chiusi la domenica e nelle festività? La proposta del vicepremier Luigi Di Maio sta facendo discutere il mondo del commercio che non ha mai accettato in pieno la deregulation voluta dal Governo Monti. Con Mi-Tomorrow Lino Stoppani, vicepresidente nazionale di Confcommercio, ragiona sulla possibilità di rivedere il commercio domenicale e l’intero impianto delle liberalizzazioni.

Come giudica la proposta di Maio?
«E’ generica, non è ancora strutturata, non si conosce bene il contenuto e comunque non mi sembra così perentoria».

L’idea sarebbe di chiudere i negozi la domenica.
«Detta così è antistorica, non si può fermare il mondo. Io invece sono a favore di una proposta di legge già depositata che prevede la chiusura annuale di 12 tra domeniche e festività».

Una soluzione intermedia?
«Se su 60 festività si chiude solo 12 volte può andare bene, è una scelta equilibrata».

Parliamo della città: com’è la situazione degli orari degli esercizi?
«I pubblici esercizi che vogliono, possono restare aperti, erogano servizi non fanno vendite. Stesso discorso per i grandi gruppi commerciali».

E’ una situazione che non riguarda tutta la città.
«Riguarda il centro dove ristoranti, bar e pasticcerie sono in forte crescita perché ci sono i turisti».

Come giudica questa situazione?
«La nostra associazione è a favore di una regolamentazione perché è vero che il mercato totalmente libero produce prezzi più bassi e maggiore concorrenza, ma è anche vero, come insegnano i recenti casi della cosiddetta finanza creativa, che produce anche fallimenti. Inoltre, ci sono ricadute negative anche per i consumatori».

Quali?
«L’efficienza tecnica della deregulation non si sposa con l’efficienza sociale, ovvero con la qualità della vita dei consumatori. La liberalizzazione porta movida, dequalificazione dell’offerta e dei servizi, un aumento della criminalità che utilizza gli esercizi commerciali per coprire attività illegali. Infine, non dimentichiamo che porta anche a favorire le strutture oligopolistiche che distruggono la differenziazione dell’offerta».

Un quadro a tinte fosche.
«L’organizzazione commerciale di una città incide su tante cose: l’occupazione, le relazioni sociali, la sicurezza, la legalità. I primi a soffrire delle scelte sbagliate sono le categorie deboli, gli anziani, i malati».

Cosa proponete?
«L’introduzione di un minimo di regolamentazione degli orari, al momento siamo in uno stato di deregulation totale, si apre quando si vuole».

Basterà per rilanciare il commercio?
«No, c’è anche il tema della grande distribuzione, negli ultimi 16 anni i consumi in questo settore sono molto aumentati ma l’occupazione nel commercio è anche diminuita».

Quale impatto sta avendo l’e-commerce?
«L’e-commerce per definizione non conosce orari però c’è il problema della distribuzione, in certi orari esiste il divieto di accesso ai veicoli: le possibilità di consegna, insomma, non sono così comode».

L’estate è alle porte: ci troveremo in agosto con le saracinesche abbassate?
«E’ un problema che si verificava in passato, oggi mi sembra superato, c’è la rotazione. Esiste ancora in periferia».

Com’è il vostro rapporto con il Comune su questo tema?
«Diciamo che è più la Regione che può influire decidendo se accogliere le richieste di costruzione dei grandi centri commerciali e stabilendone le superfici».