Home » Featured » Se si affitta su base etnica

Se si affitta su base etnica

Di case ne ha viste tante, tantissime. Ma uno dopo l’altro, i proprietari declinavano la sua offerta immobiliare. Francesco Wu, 37 anni e originario della Cina, cercava un appartamento in affitto a Milano, per conto di suo fratello. Nessuno, però, sembrava essere disposto a trattare con lui. Il motivo? Le sue origini straniere. Eppure Francesco non chiedeva nulla di straordinario: poter affittare una casa, pagando. Titoli e referenze non gli mancano. È laureato in Ingegneria al Politecnico, ha fondato l’Uniic, l’Unione imprenditori Italia Cina. È membro del consiglio di Confcommercio Milano ed è titolare di due ristoranti. Un curriculum di spicco che evidentemente non è bastato.

Francesco, a cosa pensa sia dovuto questo rifiuto?
«In tanti mi hanno fatto chiaramente intendere che il rifiuto derivava dalle mie origini straniere. In alcuni casi non mi veniva data nemmeno la possibilità di vedere l’appartamento. Una volta capito che ero cinese, cambiavano atteggiamento. Ma prima di decidere se una persona è affidabile, bisognerebbe almeno incontrarla una volta».

Come ha svolto le ricerche?
«Avevo bisogno di una casa per mio fratello, così mi sono affidato alle agenzie immobiliari che, a loro volta, sottoponevano la richiesta ai proprietari dell’immobile. Lì il tutto si bloccava. Avrò fatto una trentina di telefonate».

A quel punto come si è mosso?
«Se inizialmente mi sono mosso in anonimo per non coinvolgere mio fratello, alla fine, vista la situazione, ho deciso di denunciare il caso su Facebook. Dato che sono una persona abbastanza conosciuta, ho avuto modo così di suscitare attenzione, il mio post ha ricevuto tantissime condivisioni che mi hanno aiutato alla fine a trovare la casa che cercavo. Ma penso a chi, invece, questa possibilità non ce l’ha».

Per che zona di Milano si stava informando?
«Nella zona sopra Chinatown, nella parte Nord, verso Procaccini, via Piero Della Francesca. A me poi piace in particolare la cerchia subito fuori dai bastioni: Garibaldi, corso Como, Porta Romana. Ma presto mi sono reso conto che più una zona era ricercata e più difficile era, per uno straniero, trovare disponibilità».

Un problema che riguarda solo lei o che è generalizzato?
«Riguarda tutti gli stranieri, purtroppo. Anzi, io mi trovo in una situazione tutto sommato “privilegiata”. Ma nonostante parli bene l’italiano, abbia inviato tutte le mie referenze, il mio reddito, i miei titoli, mi hanno rifiutato. Perciò penso che in altri casi vada peggio. Oltretutto non riguarda soltanto i cinesi, ma tanti altri stranieri. I cinesi forse sono addirittura più fortunati rispetto ad altri. Sotto il post che ho pubblicato sul mio profilo Facebook, ho ricevuto tantissimi commenti e c’era chi raccontava esperienze perfino peggiori di quelle capitate a me».

Come mai secondo lei?
«È inspiegabile. Non è che gli italiani abbiano la nomea di essere ottimi pagatori. Probabilmente i proprietari di case hanno avuto brutte esperienze con gli stranieri, ma non si può certo generalizzare. Tutti hanno pregiudizi, è umano. Ma poi, quando ci si trova davanti alla realtà dei fatti, li devi affrontare. Io sono una persona che va a fondo, altrimenti vorrebbe dire essere schiavi delle proprie idee. Non si può fare di tutta l’erba un fascio: se una percentuale di stranieri non paga, non si possono escludere tutti su base etnica».

Pensa che il tema sia particolarmente caldo proprio a Milano?

«Probabilmente è un problema che emerge ancora di più qui, perché il mercato immobiliare è molto vivace ed effervescente sugli affitti. Si trovano anche ottime offerte a livello di qualità-prezzo e questo forse permette più facilmente che si rimanga esclusi».

Si può parlare di razzismo?
«Non so se si possa definire tale. Ma come si può definire il fatto che si venga esclusi su base etnica? Anche se dimostro di poter pagare, verso la cauzione e rispetto ogni regola. Tuttavia è una questione che a un certo punto il mercato immobiliare dovrà affrontare. Il 20% della popolazione milanese è di origine straniera. Quindi, prima o poi, bisognerà vincere questo pregiudizio e garantire un affitto anche a chi non è italiano».

 

A LORO E’ SUCCESSO … 

Angelo Wu
Capita di continuo che mi fissino appuntamenti per i sopralluoghi, arriviamo addirittura alla fase di trattativa. Preparo l’intera documentazione: proposte scritte, depositi. Ma ogni volta, quando la cosa sta per concretizzarsi, sfuma tutto. Non appena leggono il cognome straniero, si tirano indietro. All’ultimo minuto viene sempre fuori qualche “anomalia”. E le scuse che si inventano sono di ogni tipo.

Laura Dong

Io per cercare casa ho impiegato tre anni. Mi trovavo di fronte sempre alla solita storia, che mi ripetevano in continuazione: «Il proprietario non vuole affittare casa a persone di origine cinese». Posso anche capire le loro motivazioni, ma quando si vengono a sapere queste cose si rimane veramente male.

Federico Hu
Ho avuto questo problema qualche qualche mese fa, alla fine sono riuscito a trovare un appartamento in affitto soltanto grazie a delle raccomandazioni da parte di una mia cliente. Altrimenti starei ancora cercando.

Xin Chan Yang
Ho fatto i conti con questa esperienza proprio poco tempo fa: appena capivano che sono cinese, magicamente tutte le case e le stanze erano già state affittate. Non capisco davvero il perché di tutto questo.

Valentina Zhou
Ho girato una decina di agenzie immobiliari, nessuna mi ha mai richiamato. Con una ho preso un appuntamento, quando siamo arrivati sotto casa il proprietario non ha aperto perché ha visto che eravamo cinesi.

 

IL PUNTO DI VISTA
Dalle agenzie: «Selezione uguale per tutti»

La difficoltà cui si trovano di fronte gli stranieri che cercano un appartamento da affittare non è certo una novità. Problemi di questo genere sono sempre esistiti, ma con gli anni stanno diventando sempre più evidenti. A confermarlo è Alessandro Ghisolfi (nella foto, ndr), responsabile del Centro studi di Abitare Co: «Più di dieci anni fa, quando ha iniziato ad aumentare in modo massiccio la presenza di cinesi in zona Sarpi, i residenti si lamentavano e i proprietari degli immobili si muovevano di conseguenza. Ai tempi gli stranieri rappresentavano una novità, ma ora queste comunità si sono abbastanza radicate. Il tema si è reso più evidente perché è cresciuta anche la domanda da parte di stranieri». Il 50% di chi cerca un appartamento in affitto è rappresentato da persone di origine straniera. «Perciò imporre questo limite è controproducente – prosegue Ghisolfi –. Ma è vero che ci sono casi di proprietari di immobili che vogliono soltanto affittuari italiani, piuttosto rinunciando a un affare. Per quanto riguarda l’immobiliare, l’unica selezione che viene fatta da loro è quella dei requisiti da rispettare, che devono essere uguali per tutti, stranieri e non». Requisiti uguali per tutti è l’aspetto fondamentale anche secondo Andrea Di Dedda, consulente immobiliare e titolare di Sogim a Sesto San Giovanni. «L’elemento determinante è il rapporto tra il canone di locazione e il reddito, che deve essere di “1 a 3” – spiega –. Un altro elemento è la garanzia di buona conduzione. Ci vuole la serenità di partire con il piede giusto. È questa l’unica verifica che svolgiamo». Federica Torti di Immobiliare.it parla, invece, dell’importanza della tutela e della non discriminazione. «Sul nostro portale evitiamo ogni tipo di discriminazione. I nostri clienti sanno perfettamente che non pubblichiamo annunci che contengono veti a svantaggio di qualcuno».

50
la percentuale di chi cerca una casa in affitto e ha origini straniere

20
la percentuale della popolazione di origine straniera a Milano