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27. 10. 2020 03:52

Il paradosso dei toelettatori, il presidente di Acad: «Considerati come i parrucchieri»

«Nell’ultimo Dpcm, veniamo accorpati a quelle attività a rischio di contagio medio alto»

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Il paradosso dei toelettator
Il paradosso dei toelettator

Mentre in alcune regioni è stato dato il via libera alla riapertura dei negozi dedicati alla cura degli animali, in Lombardia sembra ancora tutto fermo. I toelettarori sono rimasti vittime della grande macchina burocratica italiana: da un punto di vista giuridico, si trovano raggruppati nel codice Ateco relativo ai servizi alla persona, ovvero lo stesso di cui fanno parte parrucchieri ed estetisti.

 

 

Il paradosso dei toelettatori

«Viviamo un paradosso – racconta Giovanni D’Adda, presidente di Acad, l’Associazione dei commercianti di animali domestici –. Siamo toelettatori, i nostri clienti ci lasciano il proprio cane all’ingresso e lo vengono a riprendere a fine trattamento. Facciamo un lavoro a contatto con degli animali, i quali non contraggono il virus».

Risposte cercasi. Acad, come le altre associazioni di toeletattori sparse sul territorio nazionale, vorrebbe una revisione del codice, ma lo stesso decreto sembra perpetrare l’errore: «Nell’ultimo Dpcm, veniamo accorpati a quelle attività a rischio di contagio medio alto. Eppure lo stesso testo apre la possibilità alla deroga su ordinanza del Mise, della Regione o della Prefettura». Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Friuli e Puglia hanno già sfruttato le competenze in loro potere per garantire la ripartenza delle attività dedicate agli amici a quattro zampe già a partire dal 4 maggio. Da Regione Lombardia, invece, le risposte continuano a tardare. «Ho mandato alcune mail a Fontana, il quale ha risposto che faranno il possibile – aggiunge D’Adda –, mentre ho avuto modo di incontrare Gallera che mi ha spiegato di aver le mani legate nei confronti di Roma».

Settore a rischio. E non c’è troppo tempo da perdere. Il settore, perlopiù composto da piccoli imprenditori, rischia il tracollo: «Il nostro è un lavoro prettamente stagionale, lavoriamo da marzo ad ottobre. Per ogni mese che restiamo chiusi, ogni attività spende intorno ai 2.000 euro senza incassare nulla». Gli affitti e le varie utenze, infatti, non sono state sospese e i toelettatori si sono ritrovati ad impegnare i propri risparmi solo per far fronte a queste uscite. «Circa il 25% della categoria non ha ancora ricevuto il bonus da 600 euro – conclude il presidente di Acad – ed i prestiti richiesti in questo periodo rappresentano per noi un ulteriore sovraindebitamento. Secondo una nostra indagine interna, il 50% delle attività non riuscirà a partire se si protrarrà ancora la chiusura».

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