cannabis light
cannabis light

Tutto ebbe inizio con la legge 242/2016, che decretò legale la vendita di cannabis light con principio attivo di Thc entro la soglia di tolleranza dello 0,6 per cento. Da qui il boom dei negozi sul territorio milanese e la possibilità di acquistarla anche dal tabaccaio sotto casa. Poi con la fiera di settore Hemp Fest e lo slogan pubblicitario “Io non sono una droga”, il riacutizzarsi delle polemiche, un nuovo dibattito, la circolare anti CBD voluta da Matteo Salvini e lo stop della Cassazione.

A Milano si vive un clima tra attesa, pessimismo e speranza. Mr Nice, negozio aperto in società da J Ax, Grido e Takagi in zona Paolo Sarpi, ora ha la serranda abbassata. «Restiamo chiusi in attesa di avere un quadro chiaro della situazione», spiegano. In un altro negozio in zona ovest Milano, ci sono gli operai e presto diventerà tutt’altro. Però degli oltre cinquanta punti vendita aperti in città, circa il 70% resta in attività. Unanime il “pianto greco” sul calo del lavoro, nella misura almeno del 50%.

«Una bella fetta della nostra clientela – spiega un commerciante di zona Porta Venezia – sono persone anziane. C’è chi veniva ad acquistare anche su consiglio del proprio medico, ma ora non viene più perché non si fida». Ormai invece quasi impossibile trovare la canapa in tabaccherie e negozi di sigarette elettroniche dove prima era esposta in bella mostra. «Non era il nostro business principale. Non fidandoci, l’abbiamo fatta ritirare», dicono.

Diversi negozi sono stati aperti sull’onda dell’entusiasmo senza aver ben chiara la normativa presente, e sfruttando un vuoto normativo: «E’ giusto regolamentare, ma noi siamo convinti della bontà del progetto e ci atteniamo a quelle che sono le leggi attuali. Facciamo tutto alla luce del sole; i nostri prodotti sono al di sotto della soglia consentita dello 0,5% e possiamo documentare tutta la nostra attività».

Quando però si parla di controlli da parte della polizia, i negozianti tirano un sospiro di sollievo commentando semplicemente con un «finora non sono passati». La sensazione è che molto dipenda anche dal colore politico dell’amministrazione comunale.

A Sesto San Giovanni, comune a maggioranza leghista, un negozio è stato chiuso dopo un controllo ed è stata revocata la Scia: «Siamo fiduciosi, non vendiamo nulla di illegale e riteniamo che avrebbero potuto fare i controlli prendendo solo dei campioni senza sequestrare tutto». In generale, si vive alla giornata. Sui social è nato l’hashtag #lacanapaciunisce e l’idea futura sembra quella di fare gruppo per essere più forti: «Forse diamo fastidio perché da quando sono stati aperti i negozi di canapa light, l’utilizzo degli psicofarmaci è diminuito del 12%».


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