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27. 05. 2022 04:50

Arriva il Capodanno cinese, ma il rapporto Italia-Cina è in crisi

Stop a investimenti e turisti: il feeling tra Milano e la Cina vive il suo momento più duro, forse proprio per questo il Capodanno del 1º febbraio assume un rilievo senza precedenti. Anche da noi

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Nel settembre del 2019 il Comune celebrava il quarantesimo anniversario del gemellaggio con Shanghai. Per l’occasione si svolse a Palazzo Marino il Forum “Investment & Business in Shanghai” che presentava, per la prima volta in Italia, il più importante distretto economico di Shanghai, considerato la nuova Manhattan d’Oriente: “Jing` An District”. Era il suggello di un rapporto tra la nostra città e la Cina che stava conoscendo i momenti più alti, con scambi culturali, economici e finanziari.

Milano era al centro dell’interesse dell’estremo oriente, giusto per rifrescarci la memoria ricordiamo come nel 2015 il pacchetto di maggioranza di Pirelli, società storica della città, venne venduta alla società cinese ChemChin, tra il 2017 e il 2018 il Milan è stato di proprietà del Rossoneri Lux di Li Yonghong mentre l’Inter è tuttora in mano a Suning dal 2016. Per non parlare della presenza in settori come il design e la moda dove il mercato cinese è fondamentale per le imprese italiane. Anche sotto il punto di vista culturale ci sono state importanti iniziative, su tutte l’hub dell’innovazione in Bovisa, nato dall’accordo tra l’Università Tsinghua di Pechino e il Politecnico di Milano, che ha favorito l’arrivo di studenti cinesi.

Italia-Cina, dove nascono i problemi. Intanto arriva il Capodanno cinese

Ad un certo punto questo feeling si è inceppato, a causa di due fattori. Il diffondersi del Covid, partito proprio dalla Cina, ha reso le distanze ancora più lunghe. I voli si sono rarefatti, facendo venire meno la presenza cinese al Salone del Mobile e rendendo più esiguo il turismo che proprio nei cinesi trovava una quota considerevole e sempre disposta a spendere. Ma non è tutto, sono cambiate le politiche del gigante asiatico che ha deciso di porre la parola fine all’espansione nei mercati occidentali in quei settori ritenuti non strategici: gli effetti si sono visti con il disimpegno della Suning che ha avviato una linea di tagli alle spese e, forse, sta pensando di abbandonare l’Inter.

Per il 2022 non si annunciano novità, sarebbe illusorio ipotizzare una inversione tant’è che per il prossimo Salone del Mobile si dà già per esclusa la componente cinese. Per Milano è un danno notevole, rischia di venire meno un flusso importante di investimenti, di capitali in settori centrali dell’economia. Si rischia anche di perdere il contatto con un grande paese con il quale, nonostante il regime autoritario, si sono stabiliti rapporti intensi scambi culturali.

Nel frattempo, incombono in festeggiamenti per il Capodanno cinese che quest’anno è dedicato alla tigre. Nel quartiere di via Paolo Sarpi tutto è già addobbato a festa e, rispetto all’anno scorso, c’è fermento anche nel mondo della ristorazione a trazione cinese e nella moda che si sbizzarrisce puntualmente a quest’epoca con “Capsule collection” dedicate proprio al Lunar New Year che cadrà martedì 1 febbraio. Che sia di buon auspicio per il futuro?

Capodanno cinese in arrivo, Boselli (Fondazione Italia Cina): «Penalizzati dalla loro strategia Zero-Covid»

Presidente dell’istituto Italo-Cinese dal 2017 e della Fondazione Italia Cina dal 2020, Mario Boselli è il più titolato non solo a Milano ma in Italia ad esaminare questa fase difficile con la nazione cinese.

Cosa limita di più il rapporto con la Cina?

«Manca il rapporto fisico, la gente ha bisogno di guardarsi negli occhi: è una cosa che non aiuta le imprese italiane in Cina e quelle cinesi in Europa nei collegamenti con i rispettivi gruppi dirigenti. C’è poi un altro problema sorto in questi ultimi tempi».

A cosa si riferisce?

«La simpatia verso la Cina è purtroppo diminuita, non riusciamo a comprendere alcune cose che succedono lì e capita che le interpretiamo nel modo peggiore. Penso alla decisione di disincentivare la scuola per i ricchi che è stata presa per favorire i meno abbienti oppure ai limiti posti ai bambini per l’uso dei videogiochi: sono decisioni per vari aspetti condivisibili anche se vengono realizzate con impostazioni dirigistiche, cosa che gli italiani faticano ad accettare».

Ci sono anche le politiche per contrastare la pandemia…

«Penso che la strategia Zero-Covid che porta a chiudere le città per pochi contagi sia una decisione che penalizza la Cina».

Parliamo di economia: sembrano finiti i tempi in cui i cinesi acquisivano le società storiche di Milano.

«Le direttive del Partito Comunista alle aziende sono di riservare maggiore attenzione al mercato interno e per quanto riguarda gli investimenti esteri indirizzarla a prodotti e settori strategici come la tecnologia e la ricerca. Per intenderci, ciò significa anche più investimenti in terre rare e meno squadre di calcio».

Quali sono le ricadute per noi di questo nuovo indirizzo?

«I consumatori cinesi abbienti, che avevano superato anche i russi, ora non possono più venire fisicamente in Italia e come risulta dai dati relativi ai rimborsi Iva le vendite nei negozi, ad esempio del quadrilatero milanese della moda, sono precipitate. Per fortuna continuano a comprare i prodotti del made in Italy in Cina e online».

I turisti però non vengono più.

«Questo è un vero, grave problema, abbiamo bisogno di loro che, tra l’altro, spendevano non solo nella moda ma anche negli hotel, nei ristoranti, servizi».

Sono a rischio anche le nostre esportazioni?

«Direi proprio di no, le nostre esportazioni in Cina nel lusso raggiungo il 30-40% e anche 50% del totale e sono in aumento mentre importiamo in gran quantità i prodotti della filiera tessile-abbigliamento e anche quelli di altri settori: compromettere questo rapporto sarebbe un vero peccato».

Altro tasto dolente, il design.

«Forse si sta pensando di organizzare un salone a Shanghai, potrebbe sopperire a questa carenza».

Molti professionisti e imprenditori milanesi prima della pandemia avevano studi e uffici in Cina: come procedono queste esperienze?

«Continuano a lavorare da qui, grazie alle nuove tecnologie informatiche che si sono diffuse si fanno call, web seminar».

La Cina resta un riferimento da non abbondonare?

«Resta la realtà che nel medio termine si svilupperà di più al mondo e continuerà su questa via: non possiamo fare a meno di loro».

Italia-Cina, nei ristoranti si festeggia lo stesso: le proposte per il Capodanno cinese

Martedì prossimo 1 febbraio si celebrerà il Capodanno cinese, una delle più importanti e sentite festività tradizionali del Dragone e che quest’anno ci farà entrare nell’anno della Tigre. Una ricorrenza sempre più popolare anche nelle grandi città italiane. Tra queste, Milano dove la comunità cinese rappresenta una realtà integrata nel territorio, le cui tradizioni sono vissute e celebrate anche da chi cinese non è.

Per l’occasione, Deliveroo, la piattaforma leader nell’online food delivery, ha ideato, in collaborazione con il ristorante Antica Cina, il primo Virtual temporary Brand: u n vero e proprio temporary shop virtuale, utile per celebrare la festività gustando i piatti tipici della festa e i biscotti della fortuna con i loro famosissimi bigliettini. “New Year’s Eve by Antica Cina” è il nome del Virtual temporary Brand, attivo fino al 15 febbraio, giorno della Festa delle Lanterne che segnerà la fine del periodo delle celebrazioni legate al capodanno. Ma sono tante le proposte gastronomiche in città dedicate alla ricorrenza cinese.

CONNUBIO CON L’AMARONE

BON WEI • Da Bon Wei, ristorante che fa dell’alta cucina regionale cinese il suo plus, dall’1 al 13 febbraio in occasione del Capodanno cinese e l’ingresso dell’anno della Tigre lo chef Zhang Guoqing ha studiato un menu che comprende dim-sum misto con jaozi, zuppa cinese, riso saltato, manzo, anatra, cernia gialla, taro pastellato e il dolce della pastry chef, Sonia Latorre Ruiz. In abbinamento gli Amarone delle tredici Famiglie dell’associazione proposti in una carta dedicata.
Via Castelvetro 16/18, Milano
M5 Gerusalemme

02.34.13.08

bon-wei.it

@bon_wei

TRADIZIONE SICURA

GIARDINO DI GIADA • Anche al Giardino di Giada, il Capodanno cinese ha il suo menu dedicato che può essere ordinato, a pranzo e a cena, fino al 6 febbraio. Lo chef Zhao ha preparato per l’occasione involtini con ripieno di zucca, Wanton fritti con gamberi e carne, ravioli al vapore misti; gnocchi di riso piccanti con polpa di granchio e riso saltato con maiale marinato; gamberoni e branzino con pepe selvatico, pancetta stufata con verdure secche e galletto croccante con spezie alla cantonese. Il prezzo del menu è di 55 euro, bevande incluse.

Via Palazzo Reale 5, Milano
M3 Missori

02.80.53.891

giardinodigiada.it

@giardino_di_giada

OTTIMA SCELTA DI TE’

DIM SUM • Se vi piacciono i ravioli cinesi il Dim Sum è il locale giusto per voi. L’unico problema in cui potete incorrere è scegliere tra le decine di ravioli diversi del menu: dai classici con gambero e carne di maiale ai più innovativi con carne di Chianina o baccalà e taro. Ricco anche il resto della carta caratterizzata anche da una buona scelta di tè.

Via Nino Bixio 29, Milano
M1 Porta Venezia

02.29.52.28.21

dimsummilano.it

@DimSumMilano

PUNTO FERMO, ANCHE A CASA

RAVIOLERIA SARPI • Volete festeggiare in casa con i ravioli cinesi beneauguranti per il nuovo anno della Tigre? Potete acquistarli già pronti per la cottura, scegliendo tra quelli di manzo e porro, maiale e verza o i vegetariani, con verdure di stagione rigorosamente tritate a mano a punta di coltello, alla Ravioleria Sarpi dove la tradizione cinese incontra l’eccellenza degli ingredienti italiani della Macelleria Sirtori, le farine di Mulino Sobrino, le uova bio Bargero da galline allevate a terra. A domicilio anche con Cosaporto dal Mercato Centrale.

Via Paolo Sarpi 27, Milano
M5 Monumentale

331.88.70.596

Cosaporto.it

@laravioleriasarpi

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