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14. 07. 2024 01:14

Disability Pride Milano, Andrey Chaykin: «Chiediamo i servizi che possono migliorare il quotidiano, come l’abolizione delle barriere architettoniche»

L'evento, che durerà fino al 17 giugno, mette al centro le persone con disabilità, siano esse fisiche che neurodivergenti

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Per tre giorni, fino al 17 giugno, si svolge il Disability Pride Milano, evento che mette al centro le persone con disabilità (siano esse fisiche che neurodivergenti). Sul tema in queste ore hanno preso il via una serie di incontri – presso la biblioteca Chiesa Rossa di via S. Domenico Savio – dedicati al confronto e alla presa in posizione dei problemi, nella modalità dei “tavoli tematici”. Si affrontano tre realtà care alla comunità: “abbattere le barriere architettoniche e sensoriali”, “caregivers, vita indipendente ed emancipazione” e “disabilità invisibili e neurodivergenze”.

pride disabilità

Disability Pride Milano, Parade Corazzata in piazza del Cannone

In un primo momento si portano delle esperienze, analizzando i problemi quotidiani e poi si cerca di redigere una lettera di richiesta che interessa l’amministrazione locale, il Governo e anche vari commercianti. Il 16 giugno alle 17.30 la Parade Corazzata in piazza del Cannone. Lunedì sarà invece organizzata una serata in cascina Torchiera, piazzale del cimitero maggiore 18.

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Disability Pride Milano, Andrey Chaykin: «Chiediamo i servizi che possono migliorare il quotidiano, come l’abolizione delle barriere architettoniche»

Andrey Chaykin, fondatore dei “disabili pirata” e presidente dell’associazione “abbatti le barriere” e promotore del disability pride racconta a Mi-Tomorrow come nasce la manifestazione.

«La manifestazione nasce in America negli anni ’90 nelle piazze grazie anche alle occupazioni degli spazi istituzionali per chiedere l’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali, ottenendo vari Disability Act. In Italia è stata portata nel 2015 partendo dalla Sicilia e arrivando con gli anni fino al nord fino ad arrivare a un vero e proprio network che comprende varie realtà. Sono state tre le manifestazioni e via via hanno partecipato sempre più persone, il primo anno 1.000, l’anno scorso 2.000 e domani ci auguriamo di essere più di 3.000».

Come ha reagito l’amministrazione della città?

«In questa terza edizione è stata sicuramente più attenta rispetto alle precedenti, però abbiamo ancora grossi limiti per quanto riguarda i servizi pubblici, come ad esempio l’ambulanza in piazza o i bagni accessibili affidando questi servizi a società privatizzate che chiedono un compenso alto».

Quali sono quindi le richieste che fate al Comune?

«In generale i servizi che possono migliorare il quotidiano, come l’abolizione dei “peba” (le barriere architettoniche), che è presente in una legge del 1987, diventi una realtà sostanziale e non solo una carta che permetta di prendere fondi europei che poi non vengono realizzati, noi vogliamo partecipare attivamente nella realizzazione dei progetti in modo tale da affiancare gli architetti per produrre consapevolezza, inoltre vorremmo essere retribuiti perché siamo stanchi di farlo a livello volontario, la nostra esperienza è preziosa e come tale deve essere riconosciuta».

Ci sono state già delle vittorie?

«Già riuscire a portare in piazza tutte queste persone con disabilità, che spesso invece rimangono nei propri quartieri o peggio nelle proprie case è una vittoria per quelle persone che, voglio ricordare, sono più di 4.000. Abbiamo anche sensibilizzato di molto le aziende di trasporto pubblico, tramite anche le nostre testimonianze sui social fatte di video e commenti, con ascensori bloccati, stazioni non adeguate e, anche se non immediatamente, veniamo ascoltati, come la S5 Varese-Milano per la quale ci son voluti 10 anni di attivismo, ma ce l’abbiamo fatta, manca Legnano e Parabiago, ma ci auguriamo che la regione Lombardia apra un dialogo più costruttivo verso la cittadinanza».

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