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17. 09. 2021 15:27

Milano, scatta il divieto di fumo tra favorevoli e contrari. Sirchia: «Ottimo provvedimento». Zecchi: «Decisione assurda»

Al via il nuovo regolamento anti-fumo: a Milano lo stop alle sigarette è anche all’aperto

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Cambia la vita di tanti milanesi che hanno uno stretto legame con le bionde. Il Comune ha stabilito, in base a quanto previsto dal Regolamento per la qualità dell’aria lo scorso 19 novembre, che non è più possibile passeggiare nel parco o aspettare l’autobus fumando una sigaretta.

Non solo, il divieto si estende in particolare alle aree cani, ai cimiteri, alle aree attrezzate destinate al gioco, allo sport o alle attività ricreative dei bambini, alle strutture sportive compresi gli spalti, alle fermate di attesa dei mezzi pubblici, inclusi i posteggi dei taxi. L’unica possibilità di fumare senza incorrere nelle sanzioni, che vanno dai 40 ai 240 euro, è di stare sempre a dieci metri di distanza da qualunque persona in modo da evitare il cosiddetto fumo passivo.

In realtà per il momento il rischio di prendersi qualche multa è inesistente, i ghisa hanno ricevuto indicazione da Palazzo Marino di chiudere un occhio per dare il tempo ai fumatori di prendere l’abitudine con le nuove regole. Per aiutarli il Comune ha anche predisposto una campagna di affissioni con dei cartelli in tutti i luoghi dove la sigaretta è fuori legge.

Mi-Tomorrow ha chiesto il proprio punto di vista all’ex ministro della Salute Gerolamo Sirchia ed allo scrittore e professore della Statale di Milano Stefano Zecchi. Due modi di intendere il provvedimento diametralmente opposti.

Sirchia: «Ottimo provvedimento. Il fumo è un danno per tutti»

«Un’ottima decisione, speriamo che venga osservata e rispettata». Un commento abbastanza scontato se si pensa che arriva da Gerolamo Sirchia che, nelle vesti di ministro della Salute, fece varare nel 2003 la legge che vieta il fumo in tutti i locali pubblici e nel 2005 un’altra che estende il divieto ai locali aperti al pubblico e ai luoghi di lavoro.

Si parte piano, anche dal punto di vista delle sanzioni.

«La lotta al fumo è complicata, si va avanti con piccoli passi, non basta fare i provvedimenti bisogna che siano rispettati: soprattutto bisogna condurre un’offensiva continua contro certi messaggi che sono smantellare».

A cosa si riferisce?

«Ci sono istituzioni, anche qualificate, da cui provengono messaggi non positivi. Penso al presidente del Consiglio che è andato ad inaugurare la fabbrica della Philip Morris, i cittadini che vedono quelle scene pensano che si stanno creando posti di lavoro, che in fondo si sta facendo una cosa buona. Se poi c’è anche la visita di un segretario di un partito importante il segnale è ancora più forte».

I milanesi sono maturi per questo provvedimento?

«Ci sono già norme, come quella europea che vieta di gettare per terra i mozzicconi, che non sempre vengono rispettate: è necessaria un’opera di educazione».

Questo divieto limita la libertà delle persone?

«Io penso che quando le persone nuocciono alla società vanno limitate».

Il fumatore attento fa del male solo a sè stesso.

«Il problema è che non fanno solo danno a sè stessi ma anche agli altri, se buttano la cicca per terra inquinano la falda: non è giusto subire questi danni».

In fondo è solo un vizio, non c’è il rischio di essere troppo severi?

«Conosco bene gli argomenti in difesa del fumo, non c’è solo la difesa della libertà ma anche quella del lavoro, dell’occupazione. Quando ero ministro c’era chi perfino chi parlava di stato etico che si impiccia negli affari delle persone, la verità è che la lotta al fumo va fatta per proteggere la salute».

Zecchi: «Il Comune ha bisogno di soldi, arriveranno più multe»

«Il divieto di fumare all’aperto? E’ un’assurdità». Non usa giri di parole il filosofo Stefano Zecchi per definire un provvedimento che giudica controproducente.

Professore, perché un giudizio così duro?

«Per evitare il fumo all’aperto basta mantenere le distanze, questa decisione evidenzia solo un eccesso di invadenza nella sfera privata».

L’obiettivo è tutelare la salute.

«Se si vuole perseguirlo davvero bisogna intervenire sul CO2, sulle polveri sottili, bisogna realizzare politiche sulle mobilità, potenziare il trasporto pubblico non certo stabilendo questi divieti».

Perché il Comune ha deciso in questo modo?

«Sono cose semplici da proporre e da realizzare, la proibizione non è complessa da fare rispettare. Ho il sospetto che ci sia anche un’altra ragione».

Quale?

«Il Comune ha bisogno di soldi, così arriveranno più multe: sono consigliere comunale a Venezia, ho esperienza di queste cose».

Qualora la stessa proposta fosse in discussione a Venezia, si opporrebbe?

«Nel modo più assoluto, questa cosa è patetica».

Eppure la tendenza è di fare diventare le città smoking free, senza più fumatori.

«E’ indiscutibile che il fumo fa male, va bene una campagna di dissuasione, purchè venga fatta con buon senso: la tutela della salute non deve compromettere la libertà di fumare, si deve trovare un equilibrio».

Con questo divieto verrebbe meno l’equilibrio?

«Non solo viene meno ma si rischia di ottenere l’effetto contrario, penso che i primi a ribellarsi sarebbero i giovani».

Come lo spiega?

«Sono stato fumatore, la sigaretta è un modello di comportamento, è gestualità, autorappresentazione, qualità dell’immagine. Nel modo stesso di fumare c’è una rappresentazione estetica individuale perché non tutti fumano alla stessa maniera. Sto seguendo una saga su Netflix in cui questo aspetto è molto presente, tutti i protagonisti sono fumatori».

Un esempio da non seguire?

«Certo, è meglio non fumare ma lasciamo perdere le proibizioni».

 

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