Un pressing compatto. Che va dal Governo gialloverde all’opposizione azzurra. Tutti contro il progetto di riapertura dei Navigli che sta tanto a cuore al sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia orchestrano una raccolta di firme per ottenere il referendum consultivo sulla navigabilità del primo dei cinque tratti previsti, le parole “pesanti” sono arrivate dal ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli: «Riaprire i Navigli è una sciocchezza totale. A cosa servono? Onestamente non vedo la ragione per farlo. Io non abito neppure a Milano ed è un’opinione personale, ma quello che auspico è che il Comune faccia un bel referendum così chiede ai cittadini milanesi cosa ne pensano».

LA SITUAZIONE • Per carità, non è di certo un terremoto. E non è neppure la prima volta che si parla di referendum. L’ipotesi di portare i milanesi alle urne sul quesito era stata valutata dall’amministrazione comunale, ma poi accantonata per una questione di costi. Si è preferito, invece, puntare sulla consultazione pubblica, con assemblee e dibattiti nelle zone interessate al progetto. Un percorso che sta portando ora all’elaborazione di ventidue quaderni di proposte che magari si tramuteranno in modifiche al piano pensato da Sala. Lo stesso sindaco, nei giorni scorsi, aveva ribadito la sua posizione: «I Navigli sono stati chiusi alla fine del secolo scorso, quando le condizioni igieniche non erano più adeguate. Ma la verità è che la chiusura coincide anche con il momento di una rivoluzione industriale. La gente voleva andare in auto.

Adesso, non dico che la situazione sia opposta. Ma i centri della città sono alla ricerca di una vivibilità diversa, che prescinda dal traffico selvaggio. È ovvio che tutto questo può avere senso soltanto se fatto con la giusta gradualità». Le criticità maggiori sono legate proprio alla mobilità privata, sia per quel che riguarda la circolazione dei veicoli, sia per i parcheggi. Le perplessità, però, incrociano una visione della città che nel 2030 potrebbe essere profondamente diversa da quella attuale. Ed è uno dei punti cardine della discussione in corso sul nuovo Piano di Governo del Territorio.