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05. 12. 2021 15:53

No Green Pass: nessuno pensa a residenti e commercianti

«Perso il 25% del fatturato». I cortei sono anticostituzionali? 

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La domanda appare logica quanto scontata, senza nessuna presunzione di prendere posizione: ma quando ci sono le proteste dei No Green Pass, nessuno pensa ai residenti della zona e ai commercianti? Non c’è nessuna possibilità di provare ad immaginare che, forse, avere tutti i sabato pomeriggio determinate zone della città bloccate sia un danno notevole per queste categorie?

No Green Pass, il grande danno per i commercianti

Quello andato in scena 23 ottobre 2021 è stato il quattordicesimo sabato consecutivo di proteste per le vie di Milano. Come dice la costituzione italiana, firmata nell’ormai lontano 1946 all’indomani della cacciata del Fascismo dal paese subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Leggendo quanto riporta l’articolo 21, nessuno avrebbe da ridire circa le manifestazioni, lecite fintanto che rimangono nell’ordinaria esposizione di una propria critica e non sfociano, ovviamente, in qualcosa di estremamente dannoso per la popolazione.

È altrettanto vero, però, che la vita pubblica di un cittadino dovrebbe essere aperta anche alla coesistenza, alla voglia di condivisione del quotidiano. E di certo cortei di protesta non aiutano, ad esempio, i commercianti. I quali hanno dovuto tenere le saracinesche dei propri negozi abbassate lungo tutto il tratto che porta da Piazza Duomo a Buenos Aires, di certo una zona della città non così periferica e, bisogna ammetterlo, nemmeno povera. 

Il sabato, giorno clou per lo shopping

Il danno risulta ancora maggiore se prendiamo in considerazione il fatto che, di norma, sabato è la giornata clou per le vendite. Le famiglie sono a casa, hanno voglia di uscire e, magari, di farsi la canonica ‘vasca’ in Corso Buenos Aires a guardare le vetrine, facendosi ingolosire e provando l’acquisto. Ma di certo avere scalmanati (le cronache parlano di otto mila persone) per le strade e poliziotti in tenuta antisommossa a pochi metri dai tavolini dei bar non è spettacolo decoroso. Tanto che i negozianti, non avendo né turisti né gente comune per le strade, hanno dovuto chiudere i propri esercizi. Il risultato? Secondo i dati di Confcommercio la perdita è da calcolare nel 25% degli incassi medi mensili. Confcommercio Milano, nella tarda serata di sabato, tramite il suo segretario generale Marco Barbieri, ha precisato: «Proprio mentre stiamo ripartendo con iniziative ed eventi. Ora che la città vede un po’ di prospettiva con una maggiore sicurezza sanitaria, si torna a colpire una giornata che rappresenta il 20/25 per cento del fatturato per commercio e pubblici esercizi: la libertà di esprimere il proprio dissenso non può limitare la libertà della maggioranza e di chi sta lavorando».

E i residenti? 

Da una parte, quindi, i commercianti che lamentano il non poter lavorare. Ma non era anche il lavoro un diritto previsto dalla costituzione? Effettivamente l’articolo 4 della stessa riporta: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società». Dunque c’è da chiedersi se i cortei No Green Pass non abbiano, in fondo, anche loro una base di anticostituzionalità. Senza dimenticare un altro dato: ai residenti della zona non pensa nessuno? Al loro danno? Alla loro paura di vedere sfilare i No Green Pass, guardando dalla finestra, sotto casa propria un corteo di scalmanati che urlano e inveiscono nei confronti di questa o quella autorità pubblica? Perché, anche qui, entra in gioco la costituzione italiana. L’articolo 2, giusto per citarlo, dice che «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Vivere in serenità, senza la paura di ricevere una bottigliata in testa, non è un diritto inviolabile?

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