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22. 04. 2021 05:55

A San Siro le cantine della disperazione: occupazioni e spaccio nelle case Aler

Un quartiere allo sbando diviso tra l'immobilismo delle istituzione e situazione di degrado disumane

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Nelle case Aler di di Piazza Selinunte a San Siro la situazione è ormai al limite del disumano. Soprattutto nelle aree più nascoste alla vista della comunità, ovvero nelle cantine. Negli anni, da semplici ripostigli di attrezzi e scatoloni, si sono trasformati in giacigli per gli ultimi, per coloro che non avrebbero altra alternativa che la strada. Qui pagano per avere una brandina in condizioni raccapriccianti fra puzza di urina ed escrementi di topi.

La situazione.  A San Siro sono oltre 4.000 gli alloggi Aler. In base all’ultimo censimento solo 2.600 sono locati regolarmente, più di 800 quelli occupati e quasi 500 vuoti. Il Comune aveva iniziato 16 anni fa alcuni lavori di riqualificazione per le case, ma tutt’oggi non sono ancora stati completati.

Così la lentezza burocratica per le assegnazioni continua a far fiorire il fenomeno delle occupazioni abusive. «Da noi è un continuo tentativo di occupazione – racconta una residente a La Repubblica -. Abbiamo dovuto metterci d’accordo e autotassarci per far murare le porte degli appartamenti Aler vuoti. Per non parlare poi del proprietario che ne ha tre e che non affitta: ho passato giorni a fare battaglia per impedire le occupazioni».

Oltre alle occupazioni si aggiunge il problema dello spaccio. «Qui è così — raccontano alcuni residenti di un palazzo — nelle cantine succede di tutto, anche persone che ci vivono e pagano per una brandina. Ma la cosa peggiore è lo spaccio la sera: arrivano da altri quartieri e la loro base è là sotto».

Politica. L’immobilismo sembra essere il leitmotiv della questione case popolari a Milano. Più volte sono state presentata istanze sul tavolo di Palazzo Marino.

«A San Siro sono tre i problemi principali — spiega Carmela Rozza, consigliera regionale del Partito Democratico — gli interventi sono stati fatti senza una logica, a macchia di leopardo nel quartiere. Il secondo tema riguarda i tempi: com’è possibile che dal 2005 non siano ancora stati finiti i lavori? È passato talmente tanto tempo che alcuni palazzi avrebbero già bisogno di una nuova riqualificazione. E poi il tema degli alloggi vuoti che sono tanti e ancora troppi. In tutti questi casi la responsabilità è della Regione».

Il rimbalzo di responsabilità tra istituzioni non cambierà sicuramente la situazione ed ancora una volta il degrado ne uscirà vincitore.

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