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C’è già aria di sciopero nelle scuole italiane. Domani, infatti, è indetta un’agitazione del personale Ata aderente all’Unicobas Scuola&Università – Federazione sindacale dei comitati di base. In sostanza, ad incrociare le braccia saranno impiegati amministrativi, tecnici e ausiliari, di ruolo e non. Inoltre, la protesta – come recita la nota diffusa dal sindacato – «riguarda anche le sostituzioni, le qualifiche, il precariato, gli straordinari, la seconda posizione economica per tutti gli Ata, oltre alla retribuzione».

 

Il punto. Nel frattempo, con l’anno scolastico appena iniziato, sono ventitremila i docenti che mancano nelle scuole lombarde. Quindicimila di questi posti saranno progressivamente occupati da supplenti, mentre gli altri saranno per gli insegnanti di sostegno chiamati “in deroga”. Tuttavia, sembra che i numeri del sostegno saranno destinati a salire dato che le certificazioni di disabilità arriveranno durante tutto l’anno scolastico.

In città. Nella sola Milano le cattedre da coprire sono circa 3.700, ma l’Ufficio scolastico regionale ha già chiamato oltre 2.400 supplenti e procederà con l’assegnazione degli incarichi annuali. Il rimanente sarà compito dei presidi con la chiamata degli insegnanti dalle graduatorie di Istituto.

Il duello. Nelle scorse settimane proprio il Presidente della Regione, Attilio Fontana, citando le cifre delle cattedre vacanti in Lombardia, aveva invocato maggiore autonomia in materia scolastica. «Mi sembra urgente pensare ad un sistema per far rimanere gli insegnanti sul territorio e incentivare le stabilizzazioni – ha spiegato a Mi-Tomorrow -. Se andremo avanti con autonomia, bene. Sennò faremo nuova legge in materia: con più autonomia invoglieremo gli insegnanti con risorse a loro favore. Ed è qualcosa di doveroso nei confronti della categoria più maltrattata in Italia».


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