spreco alimentare
spreco alimentare

Sesta edizione per la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, in programma domani, istituita nel 2014 dal ministero dell’Ambiente in collaborazione con la campagna Spreco Zero e Università di Bologna, su progetto di Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market: occasione per approfondire lo stato dell’arte e sensibilizzare sul tema.

1,3 miliardi le tonnellate di cibo sprecate ogni anno nel mondo, un terzo della produzione globale, destinate, senza drastici cambi di rotta, a superare quota due miliardi nel 2030, anno in cui, per l’Onu, si dovrebbero raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Resta, insomma, ancora molta strada da fare e in ballo ci sono non solo la salute del pianeta (più rifiuti e maggior sfruttamento delle risorse naturali), ma anche implicazioni sociali: salvando dal cassonetto un quarto del cibo che ogni anno vi finisce dentro, si potrebbe dar da mangiare agli oltre 800 milioni di persone che nel mondo non hanno da mangiare.

Quando si parla di spreco alimentare si considera sia il food loss, ovvero il cibo che si perde nelle prime fasi della filiera produttiva (il 2% in Italia), e il più citato food waste, cioè alimenti che finiscono nella spazzatura, con la cucina di casa che è l’anello debole della catena tra cibo acquistato per errore o in quantità eccessiva e prodotti deteriorati perché mal conservati (verdura, frutta e latticini al top): nel nostro Paese siamo a circa 37 kg di cibo/anno pro capite buttati, per un valore di 8,5 miliardi di euro (lo 0,6% del Pil).

S’inizia, tuttavia, a intravedere qualche segnale di cambiamento, complice anche la legge Gadda del 2016: un po’ di spreco in meno, più redistribuzione delle eccedenze per fini di solidarietà sociale, con un aumento delle donazioni del +21% nel primo anno di vita della legge.

Occorre ora insistere ed è questione di cultura e buone pratiche: occhio, per esempio, alla data di scadenza dei prodotti, usare gli avanzi per preparare nuove ricette e non vergognarsi di chiedere la doggy-bag al ristorante per il cibo lasciato nel piatto. Un futuro migliore, per tutti, passa anche dalle piccole azioni di ognuno di noi nel quotidiano.


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