studenti lombardi
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Ci siamo: venerdì suonerà l’ultima campanella per gli studenti lombardi (1.188.581 quelli presentatisi ai nastri di partenza lo scorso settembre, record in Italia). Tolti i circa settantamila maturandi, già proiettati ai supplementari del nuovo esame di Stato al via il 19 giugno con la prima prova, di scuola si riparlerà tra tre mesi abbondanti: il ritorno sui banchi in Lombardia è fissato, infatti, per il 12 settembre.

Come da tradizione, domani in molti festeggeranno l’ultimo giorno di scuola con gavettoni d’acqua e pacchi di farina, talora pure uova: una battaglia pacifica, che a molti fa storcere il naso, ma che è ormai parte del rito di congedo dai compagni di classe. Nel fine settimana, poi, spazio a una ridda di feste dedicate alla fine della scuola nei locali di Milano e hinterland.

Via, dunque, alle vacanze: uno stop piuttosto lungo, come si è visto, che rischia di mettere in crisi le famiglie, alle prese con la sfida di riempire di contenuti l’estate dei ragazzi, conciliando la libertà dei figli con gli impegni lavorativi dei genitori che, invece, proseguono fino alle agognate due-tre settimane di ferie. Giusto concedere ai ragazzi un po’ di riposo e di svago per i loro hobby, bene fare i compiti assegnati, ma tre mesi restano tre mesi. Che fare?

Per fortuna, ormai da anni, come vi abbiamo raccontato anche qui nei giorni scorsi, l’offerta milanese di campus e centri estivi, comunali e privati, rivolti a bambini, ragazzi e adolescenti è assai robusta, con proposte nelle varie zone della città tra educazione e divertimento, con focus su sport, musica, arte, lingue straniere, tecnologia. Ce n’è, insomma, davvero per tutti i gusti.

I prezzi? In media tra 120 e 400 euro a settimana per le iniziative dei privati, in linea con il recente passato. Un investimento, certo, e anche di un certo peso per le famiglie, ma che risponde alle esigenze di consentire agli studenti di godersi il meritato riposo e ricaricare le batterie in vista della ripartenza, ma senza abbandonarsi alla nullafacenza: ecco, più che pigrizia, un otium latino.


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