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18. 05. 2022 02:59

Perché gli italiani sono diventati molto più tecnologici negli ultimi anni?

La crescita a razzo del settore tecnologico ha avuto un impatto decisivo - e in certi casi devastante - sulle abitudini degli italiani

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La crescita a razzo del settore tecnologico ha avuto un impatto decisivo – e in certi casi devastante – sulle abitudini degli italiani. Sia in famiglia che sul lavoro, abbiamo iniziato a diventare un popolo di smanettoni, anche perché ormai è necessario farlo. E l’impatto di questa crescita tecnologica si vede su tutta la filiera, rendendo l’Italia un sempre più grande produttore di tecnologia a livello mondiale.

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L’Italia e l’IT, un rapporto conflittuale

Una volta l’Italia era ai vertici dell’IT grazie al lavoro di imprenditori come Adriano Olivetti, e oggi stiamo finalmente uscendo dal periodo oscuro che l’ha seguito. I lavoratori italiani hanno iniziato prima ad avvicinarsi agli strumenti informatici, e poi ad utilizzarli, in modo sempre più professionale, navigando in internet per cogliere le opportunità internazionali e proteggendosi dai cyberattacchi grazie a Italy VPN dedicate, sistemi che permettono di criptare le trasmissioni dei dati attraverso qualsiasi connessione, impedendo così che si verifichino brecce nella sicurezza che potrebbero coinvolgere il resto del gruppo di lavoro.

Il risultato è stato che la gran parte del tessuto delle imprese italiane, formato da PMI che avevano una limitata cultura della tecnologia informatica, attraverso un’adozione “dal basso” di strumenti innovativi è riuscito a competere meglio dei concorrenti internazionali, trasformando la ridotta dimensione delle imprese italiane in un vantaggio.

Aziende piccole ma veloci

In un’azienda grande ci sono molti livelli decisionali da superare. In un’azienda piccola, il contrario. Quindi, l’innovazione richiede meno tempo per essere messa in atto. E i numeri delle PMI italiane, aldilà della posizione svantaggiata che il nostro comparto industriale aveva quando si è verificata la rivoluzione digitale, non mentono. 

Oggi, ben il 40 per cento delle aziende manifatturiere italiane usa stampanti 3-D per la prototipazione veloce, mentre il 25 per cento usa la robotica nei processi produttivi. E parlando di questo argomento, l’Italia esporta robot e tecnologie di produzione flessibili in USA per 9,6 miliardi di Euro l’anno.

Le macchine italiane – e non ci stiamo riferendo alle automobili – sono fra le più apprezzate al mondo. Le macchine industriali italiane sono un vero fiore all’occhiello, e mettono l’Italia al secondo posto al mondo come competitività nel settore, dando lustro alle 4,600 aziende produttrici e ai loro 180,000 addetti. 

Un nuovo piano per l’innovazione

Il governo sta continuando a promuovere il settore digitale, e nel settembre 2016, il Ministero dello Sviluppo Economico italiano ha lanciato il suo Piano Nazionale Industria 4.0, ora supportato anche dal PNRR – un progetto pluriennale molto ambizioso che prevede la creazione di una cultura dell’innovazione che fornisca la spina dorsale a questa continua crescita tecnologica.

Il piano si articola su interventi di tipo diverso, diretti a privati e aziende, basati su sgravi fiscali, supporto alle startup con prestiti agevolati e garanzie, e la creazione di acceleratori per favorire questa azione a lungo termine. E anche l’intervento su scuola e formazione rappresenta una parte importante del piano.

Attraverso una collaborazione con le migliori università italiane, il piano prevede la creazione di quattro-cinque centri di innovazione dislocati sul territorio, che avranno il compito di formare 200.000 studenti e 3.000 manager, assegnando 1.400 dottorati su argomenti quali l’innovazione tecnologica e le strutture che caratterizzeranno l’industria del futuro. Un piano ambizioso ma possibile.

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