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«La musica rende liberi», è probabilmente il messaggio in codice di due fratelli divisi dall’assurdità e l’atrocità dell’Olocausto, nascosto in un violino, unico esemplare in Italia sopravvissuto alla Shoah e custodito al Museo Civico di Cremona. A suonare questo prezioso strumento, venerdì presso il Novotel di viale Suzzani 13, durante un evento organizzato dal Lions Club Milano Nord 92, sarà la violinista Alessandra Sonia Romano, che da anni cerca di ricostruire la sua storia e quella della famiglia Levi. «Mi sto impegnando a portare il violino nelle scuole per parlarne con i ragazzi», racconta la musicista a Mi-Tomorrow.

Qual è la storia di questo strumento?
«Il violino apparteneva ad Eva Maria Levi una ragazza ebrea che cercò di scappare in Svizzera con la sua famiglia da Torino passando per Tradate, lì vennero scoperti e messi sul treno per il campo di concentramento di Birkenau. L’unico a salvarsi fu il padre grazie ad un capotreno di Tradate che all’epoca salvò e fece scappare molti ebrei. Eva, il fratello e la madre prima furono portati a San Vittore e poi al binario 21 verso Birkenau, qui la madre fu uccisa subito, mentre il fratello fu spostato in un campo di lavoro. Eva, grazie alla sua capacità di suonare il violino, entrò in una delle orchestre dei lager».

A che cosa servivano queste orchestre?
«Venivano usate per intrattenere i generali tedeschi amanti della musica, che richiedevano delle partiture dalla Germania che l’orchestra doveva eseguire in modo impeccabile. La musica, però, faceva da accompagnamento anche per alcune delle situazioni orribili che c’erano lì.

Ad esempio?
«Si usava suonare delle marce mentre si accompagnavano i prigionieri nelle camere a gas».

Come avete scoperto che quel violino apparteneva a Eva Levi?
«Il violino ad un certo punto deve essersi rotto, si presume che in questo momento Eva perse quei pochi privilegi che le erano concessi, morì ma non si sa come. Siamo riusciti ad arrivare alla famiglia Levi grazie al violino stesso, dentro lo strumento è incollato un biglietto dove c’è un piccolo spartito con il disegno un filo spinato e la scritta in tedesco “La musica rende liberi”.

Quali altri indizi?
«Tra le note è nascosto un numero, quello di matricola di Enzo Levi, fratello di Eva, quindi si è pensato fosse una sorta di messaggio segreto tra i due fratelli».

Chi riportò il violino in Italia?
«Enzo fu uno dei pochi sopravvissuti ai campi di concentramento che ritornarono a Milano, recuperò il violino e lo portò con se, restaurandolo e decorandolo con la stella di David che prima ovviamente non c’era. Dopo dieci anni dal suo rientro Enzo si suicidò e il violino venne di nuovo perso, fino a quando nel 2014 il collezionista Carlo Albero Carutti ebbe l’occasione di acquistarlo e si convinse della sua autenticità proprio grazie al bigliettino contenuto all’interno, che è ancora oggi avvolto nel mistero».

Come si mantiene viva questa memoria?
«Mi sto impegnando a portare il violino nelle scuole per parlarne con i ragazzi. La memoria è importante soprattutto in questi tempi, i ragazzi vanno educati e sensibilizzati. Vedo che quando la storia diventa un volto, in questo caso quello di Eva Levi che diventa una ragazza, allora gli adolescenti capiscono meglio».

Milano come risponde a queste iniziative?
«Non abbiamo ricevuto molti aiuti da parte della Regione o del Comune per portare avanti questo messaggio. Lo sto facendo io insieme all’ingegner Carutti. Mi piacerebbe che ci fosse un coinvolgimento da parte delle istituzioni in modo da aver un supporto, poter divulgare più facilmente questo messaggio e procedere alle ricerche, in fondo il Binario 21 è a Milano».

Sarà la prima volta che suonerai questo violino?
«No, l’ho suonato durante l’incontro storico tra il cardinale Scola e il rabbino Arbib alla sinagoga di Milano, dove per la prima volta un alto prelato della Chiesa entrava in un luogo di culto ebraico. Il momento più toccante è stato durante il viaggio della memoria organizzato dalla CGIL a Birkenau, dove ho suonato Shindler List: un momento che ricorderò per tutta la vita».

L’APPUNTAMENTO

Il violino della Shoah

Domani alle 20.00

Novotel
Viale Suzzani 13, Milano

Info e prenotazioni neryromano@libero.it