Cascine aperte, alla scoperta del patrimonio rurale cittadino

patrimonio rurale
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Incontri e laboratori, spettacoli e mostre, corse e biciclettate, pranzi e cene, mercati contadini e molto altro ancora alla scoperta del patrimonio rurale cittadino. Protagoniste dell’appuntamento sono le cascine di Milano, pubbliche e private, gestite da associazioni e cooperative che apriranno le porte domani e domenica. Parteciperanno, inoltre, le cascine del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza. I singoli gestori coinvolgeranno i cittadini attraverso una grande varietà di esperienze, con cui raccontare e far conoscere il variegato mondo delle cascine urbane e periurbane.

Altro grande protagonista della manifestazione è il verde cittadino. I parchi al confine di Milano, sono indissolubilmente legati alle Cascine che spesso si trovano a fare da ponte tra città e campagna. A loro il programma di Cascine Aperte 2018 dedica la sezione In movimento: percorsi a piedi o in bicicletta in grado di collegare cascine delle diverse zone di Milano. Attraversando parchi come Vettabbia, Ticinello, Risaie, Trenno, Lambro, Forlanini, Bruzzano, i cittadini potranno scoprire con nuovi occhi il territorio che li circonda e le sue caratteristiche. Info e lista delle cascine aderenti su cascineapertemilano.it.

Casa Chiaravalle, integrazione nell’integrazione

Parla a Mi Tomorrow il coordinatore della comunità che sta cambiando un intero quartiere

Parteciperà a Cascine aperte e aprirà le porte sabato e domenica anche Casa Chiaravalle, il progetto sociale attivo dal 20 maggio scorso che ha trasformato il volto dello storico quartiere alla periferia meridionale di Milano: si tratta del primo progetto del consorzio sociale Passepartout che ha avuto in gestione, per vent’anni dal Comune di Milano, l’immobile e tutta l’area circostante. «Questo è un progetto davvero speciale perché parliamo del più esteso bene confiscato alla mafia in Lombardia – dice a Mi Tomorrow Luca Ranieri, Coordinatore dell’accoglienza di Casa Chiaravalle – Per questo, abbiamo deciso di creare un centro di accoglienza aggregato in cui vengono ospitate solo donne in diffcioltà, italiane e straniere. Il nostro obiettivo è attuare la mixité con un approccio che mette al centro la persona. Ma non solo».

Cioè?
«Abbiamo voluto una realtà aperta che generasse un legame forte con la cittadinanza, favorendo uno scambio fra interno ed esterno della comunità, grazie ad iniziative pubbliche. Un interscambio culturale fra il quartiere e le donne ospitate, fatto di normalità e non di artificio».

In che senso?
«Qui scorre la vita come in tutti i condomini. Il primo obiettivo degli operatori sociali è sviluppare un approccio il più possibile genuino che coinvolga le ospiti in una realtà fatta di relazioni e occasioni di scambio reali».

Avete avuto difficoltà ad avviare l’attività?
«Abbiamo iniziato un lavoro ben prima dell’apertura che ci ha permesso di ottenere un impatto positivo e inclusivo sul territorio. Siamo perfettamente integrati».

Qual è l’impatto del Decreto Salvini sul vostro lavoro?
«Dal punto di vista economico sono stati dichiarati tagli all’accoglienza e, senza creare allarmismi, questo ci preoccupa. In più, adotta tutta una serie di norme che distrugge le buone pratiche costruite nel tempo come la questione della carta d’identità e delle protezioni umanitarie. Problemi di non facile risoluzione con cui ci scontreremo molto presto».

Sforzi che si aggiungono a situazioni già difficili.
«Noi vorremmo cambiare l’ordine della narrazione. Le nostre ospiti hanno un passato di maltrattamenti e persecuzioni in patria ma rappresentano grandi risorse: molte di loro hanno un grado culturale elevato e alcune sono laureate. Noi siamo convinti che possono davvero costruirsi un futuro diverso e dare molto alla nostra società».

Quali sono prossimi obiettivi di Casa Chiaravalle?
«Vorremmo incrementare le attività che possono giovare alle persone che accogliamo, come ad esempio il laboratorio di sartoria e di cucina, oppure, il tentativo di mettere a frutto i sette ettari che circondano la comunità».

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