daniele pisani
daniele pisani

«Il mio linguaggio più intimo richiede il bianco e nero… Molto nero»: la cifra stilistica di Daniele Pisani è chiara. L’assenza di colore spicca sulla sua pagina @rappi, da quasi 9k followers.

Quello che invece non salta subito all’occhio è il periodo degli scatti: se non fosse per qualche grattacielo che svetta insolente, si direbbe che quelle silhouette scure fra pavé e binari del tram sui Navigli o a Porta Nuova, spuntano da un’epoca indefinita fra passato e presente. Una caratteristica molto viva nei milanesi che Daniele riesce ad individuare e catturare, pur essendo estraneo alla quotidianità della città.

Chi è Rappi?
«Sono Daniele Pisani, nato a Firenze nel 1979. Laureato in Storia, Critica e Produzione dello Spettacolo».

Quando e come ha scoperto la fotografia?
«Realizzo immagini da sempre ed esprimermi attraverso di esse è un’esigenza che ho sempre avuto».

E poi c’è Instagram…
«Le foto che pubblico su Instagram sono le “mie” foto: sono le immagini che mi rappresentano e attraverso le quali riesco a esprimere il mio punto di vista senza compromessi».

Analogico o digitale?
«Ho cominciato a scattare in analogico con una Leica M6 e un 50mm, in bianco e nero. Poi sono passato al digitale che offre molti vantaggi: a volte, però, torno alla pellicola».

Sempre in bianco e nero…
«È nelle mie corde: parafrasando Wim Wenders direi che “La realtà è a colori ma la verità è in bianco e nero”. Per me è così, il colore è una distrazione, un linguaggio che non conosco e non mi interessa».

Non sei milanese ma il tuo profilo Instagram è zeppo di foto della città.
«Da qualche anno ho preso l’abitudine di fotografare Milano, con sessioni full immersion di 24/48 ore. Come un pendolare parto da Firenze, ma il mio unico intento di fotografare. È come una meditazione, una ricerca fotografica, qualcosa di cui ho bisogno e che mi fa bene».

Perché proprio Milano?
«È una città viva, contemporanea, in continuo cambiamento. Non riuscirei a fotografare la mia città. Preferisco avere un punto di vista il più possibile distaccato, lucido, non coinvolto. Ho bisogno di questa distanza per vedere meglio quello che ho intorno, con gli occhi di chi vede una cosa per la prima volta».

Quali luoghi di Milano preferisci fotografare?
«Ho cominciato dal centro, dalla Stazione Centrale a piazza del Duomo. Poi ho allargato i cerchi fino a Porta Genova, Bicocca e oltre. Ad esempio, ho fatto un lavoro sulla zona tra via Pesatlozzi, via Watt, via Morimondo, via Ludovico il Moro. È una zona molto particolare piena di fermento, dj, producers, videomakers e sale di registrazione».

“Tutte le luci sono belle”?
«Mi piace alternare varie citazioni sul mio account. Adesso c’è questa frase del grande direttore della fotografia Vittorio Storaro. Penso sia un insegnamento, perché non esiste il bello o il brutto in modo assoluta. Ogni cosa può piacere o non piacere, dipende da chi la guarda. La bellezza non è determinata dalla luce che la colpisce, ma dal suo valore intrinseco».

E con quale luce ti piace Milano?
«Prediligo le giornate nuvolose o addirittura di pioggia. Prima di pianificare una giornata di shooting controllo sempre le previsioni e cerco di trovare giornate coperte o nebbiose: adoro la nebbia».

Profili Instagram con foto di Milano che consiglieresti di seguire?
«Consiglio di seguire @perimetro__ una pagina che pubblica progetti e storie di fotografi milanesi».

Mostre fotografiche in corso a Milano che consiglieresti?
«Suggerisco di visitare la mostra Tutta la mia città! Da Highline Galleria in Galleria Vittorio Emanuele».

Perché questo nome e cosa significa per te?
«Il nome Rappi deriva da uno dei personaggi di Miracolo a Milano. Il film divide la società nettamente in poveri e ricchi, buoni e cattivi. Rappi è, invece, un personaggio che pur essendo povero usa a anche mezzi meschini talvolta ed è quello che più rispecchia l’umanità contemporanea».

Ricordi la tua prima foto?
«A circa sette anni nei lupetti degli scout e fui premiato con una stelletta. Poi a vent’anni ho fatto molti viaggi con alcuni amici fotografi e sono stato catturato totalmente e adesso la pratico anche per lavoro: mi occupo di lookbook per fashion brand».


www.mitomorrow.it