Dorfles
Dorfles

Si intitola “Il segno rivelatore di Gillo”. E’ la mostra artistico-documentaria, promossa dall’Associazione Culturale Gillo Dorfles di Milano presso la Biblioteca “Stelio Crise” di Trieste fino al 14 dicembre. Si tratta della prima rassegna sull’intellettuale e artista milanese ad essere allestita dalla scomparsa avvenuta a Milano il 2 marzo 2018.

 

In esposizione si trovano vari inediti, tra cui lettere autografe del ’46 inviate da Letizia Fonda Savio, figlia di Svevo, e dalla sorella Dora al direttore de La Lettura in polemica con un articolo di Gillo. E ancora: cinque lettere autografe uscite miracolosamente dai cassetti di casa Dorfles (e mai esposte né pubblicate) del pittore triestino Arturo Nathan a Gillo, datate 1928, ’29 e ’30, che invitava Dorfles a una critica “prudente” e, ancora, riviste come L’Italia Letteraria del 1930 con i primi articoli di critica di Gillo, riflessioni sulla moda austriaca, italiana e americana. Tra gli inediti esposti ci saranno anche una ventina di disegni creati nella seconda metà degli anni ’50 per i nipoti Piero e Giorgetta e spesso colorati con i bambini stessi, e un gioiello, pezzo unico in argento e oro da lui disegnato.

Esposti anche i rari e preziosi bozzetti originali per tessuti (anni Trenta e Cinquanta), realizzati all’epoca da un’azienda comasca, da cui sono nati pure i decori per le tazzine di Illy e il manifesto per la Barcolana (anche questi in esposizione). In mostra saranno testimoniate pure le sue predilezioni in fatto di arte con opere importanti di Nathan, Leonor Fini, Getulio Alviani e altri, accompagnate dai testi critici che Dorfles aveva dedicato loro. Infine, i mosaici realizzati su suoi bozzetti e sotto la sua guida dalla Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo.

Accanto ai disegni ci sono una trentina di suoi libri nell’edizione originale, la rassegna stampa con i tributi per i suoi 100 anni e alcune foto che lo ritraggono con Andrea Bocelli o Renzo Piano. «E’ stata mia l’idea di una prima mostra a Trieste – ha spiegato la nipote di Dorfles, Giorgetta – l’allestimento ha un’impostazione privata e per realizzarlo ho tirato fuori i disegni che mia madre aveva conservato nei decenni. Gillo era un uomo riservato non espansivo, ma questo era il suo modo per esprimersi: giocare con l’arte come ha sempre fatto nella vita».


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