Giulio Giacconi
Giulio Giacconi

«Faccio ufficialmente il fotografo a tempo pieno da quando ho “smesso” con la pubblicità». Giulio Giacconi, @tenebrogg su Instagram con un seguito di 33,5K follower, racconta così il suo ritorno alla fotografia. Come quando “smetti” di fumare odi mangiare dolci quando sei a dieta. Un cambio di rotta, da art director a street photographer che sa di liberazione. «Amavo ciò che facevo – dice Giulio – ma i miei lavori più belli sono rimasti in un cassetto, seppelliti da logiche che non avevano nulla a che vedere con la bontà delle mie idee. Ora da freelance, invece, la logica è inversa: i clienti mi cercano perché trovano interessante il mio stile e riesco anche a coltivare collaborazioni come creativo». Insomma, una dose di libertà impagabile.

Chi è Giulio Giacconi?
«Sono friulano di nascita ma milanese d’adozione. Dopo una lunga esperienza come art director in diverse agenzie di pubblicità sono tornato alla mia vecchia passione, la fotografia».

Quando hai iniziato a fotografare?
«Ho iniziato venti, venticinque anni fa ed era bello scattare in pellicola. Avevo anche allestito una camera oscura nel mio bagno con tanto di acidi, vaschette, ingranditore. Stampavo le foto in bianco e nero anche in grande formato… Bei tempi!».

Quando hai capito che sarebbe diventata la tua professione?
«Paradossalmente con l’arrivo di Instagram: dopo l’arrivo del digitale avevo abbandonato la fotografia analogica da tempo e poi non mi ero più aggiornato. Quando ho capito le potenzialità dell’iPhone. All’inizio ero molto scettico, per me era inconcepibile fare foto con un telefonino ma quando ho notato che c’erano fotografi street e reportage che producevano delle immagini di qualità ho deciso di rimettermi in gioco».

Che tipo di fotografo sei?
«Mi piace la verità. La bellezza celata in ogni cosa. Credo di essere empatico, sincero, intimista, ironico. A volte provocatorio. Insomma, uno Storyteller… Anche se il termine mi fa un po’ ridere. Amo il cinema e provo, a mio modo, a raccontare sempre piccole storie come fossero micro-film concentrati in un fotogramma».

Cosa rende interessante una foto?
«Soprattutto la luce. I personaggi, situazioni particolari, la composizione, le emozioni che ti regala quello scatto. È molto importante anche lo stile della foto, la personalità riconoscibile di quell’immagine: è bello quando ti dicono “Si vede che quella foto è tua”. Significa che hai lasciato una traccia di te».

Nelle tue foto c’è sempre una presenza umana: non ti interessano i classici “paesaggi”?
«No, mi annoiano abbastanza. La natura è talmente perfetta che limitarsi a fotografarla è riduttivo. Certi momenti è meglio viverseli. Discorso diverso se parliamo di fotografi specializzati, come ad esempio, quelli di National Geographic: il loro scopo non è essere fedeli alla natura».

Milano per te è…
«Casa: qui ho trascorso più della metà della mia vita. E mi infastidisce quando è maltrattata dai cliché, la nebbia, il grigiore e altri luoghi comuni. È accogliente, aperta, la città delle grandi occasioni anche se te le devi guadagnare. Mi rappresenta appieno: è come quei palazzi che nascondo dietro un portone nascondo cortili meravigliosi».

Come fotografo e instagrammer, quali sono i luoghi milanesi che ti ispirano di più?
«Per me non c’è distinzione fra l’uno e l’altro. Non utilizzo Instagram come fa la maggior parte della gente: i selfie sono pressoché inesistenti, non ho un approccio egoriferito. Mostro quello che vede il mio occhio, il mio cervello, il mio cuore e la mia pancia. Amo il centro, la Galleria, i vicoli, i Navigli: tutte quelle zone libere dal traffico e con una bella luce».

E le stagioni?
«La primavera e l’estate che regalo più ore di luce e puoi divertirti cercando le ombre e i riflessi giusti».

Giochi molto anche sulle caption: a cosa ti ispiri?
«Partendo dal fatto che un’immagine può emozionare anche senza un testo di riferimento, personalmente cerco sempre di essere creativo e mi lascio guidare dalle sensazioni del momento: condurre lo spettatore su un particolare che mi ha colpito. Di fatto, catturare un momento e raccontare una storia. Altre volte, invece, essendo appassionato di cinema e musica, inserisco citazioni ispirate dal momento».

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