marco lamberto
marco lamberto

Una bacheca piena di volti fermati per sempre in una gamma di espressioni, smorfie, sorrisi. Marco Lamberto (@polylm su Instagram dove tocca quasi i 51mila follower) si definisce “travel micro-blogger” e con la sua macchina racconta le città che visita, grazie alle persone che ritrae nelle sue foto.

La Tour Eiffel, il lungomare partenopeo e le guglie del Duomo sono protagoniste assolute degli scatti, pur essendone solo il contorno: al centro dell’immagine quasi prendono vita gesti e facce che con la loro intensità comunicano la vera essenza di Parigi, Napoli e della sua Milano.

Chi è Marco Lamberto?

«Sono un professionista informatico con diversi interessi fra i quali la fotografia che occupa uno spazio considerevole. La passione è nata da ragazzo sulla scia di mio padre, a cui devo le basi ed il supporto nello sperimentare».

Analogico o digitale?

«Entrambi: ho vissuto il passaggio ma senza particolari drammi se non per la scomparsa di molti centri stampa qualificati. Lo strumento influenza il risultato per limiti del mezzo ed opportunità creative. Il digitale ha degli aspetti di praticità pur esponendoci al rischio di un numero di scatti difficilmente gestibili ed apprezzabili. All’analogico devo la consapevolezza che le foto richiedono tempo, prima e dopo lo scatto, e sono qualcosa di fisico ed andrebbero fruite da stampate. Negli ultimi anni ho avuto modo di avvicinarmi al mondo delle istantanee ed apprezzare aspetti peculiari legati all’unicità del processo».

Street photographer o travel blogger?

«Travel micro-blogger, attraverso i canali social finiscono frammenti selezionati dei miei viaggi. La street è un esercizio trasversale e a dispetto dell’apparente semplicità richiede costanza ed un allenamento che va oltre gli aspetti di tecnica».

Negli scatti sembra che i visi delle persone siano più importanti dei luoghi che, spesso, si capiscono solo dal geotag.

«I luoghi sono sempre “uguali”, gli elementi unici sono il clima, la luce e le persone che lo vivono e sono lo specchio del tempo, mode, costume. La parte più divertente e sfidante è cercare di mescolare riferimenti di contesti ben noti con passanti e turisti. Alcune foto a cui sono affezionato arrivano da strade secondarie, riflessi o prospettive insolite, come la breve serie “postcards from Venice” nella mia gallery».

Come avviene la scelta dei soggetti da fotografare?

«Dettagli: il colore di un accessorio, la montatura degli occhiali o il cane al guinzaglio sono determinanti. Spesso si incontrano volti unici, alcuni di questi li incroci nella folla per una frazione di secondo e nel rivedere gli scatti i giorni successivi si possono fare nuove scoperte».

Da milanese, quali sono i posti di Milano che si prestano ad essere fotografati?

«Ci sono alcune strade molto lunghe che mi piace percorrere in base alle condizioni di luce che dipendono dall’ora, dalla stagione e dal tempo a disposizione. Tendo a cercare le zone più vive in determinati periodi dell’anno, manifestazioni pubbliche o mercatini».

E quelli più “instagrammabili”?

«Le cartoline! Milano non è solo il Duomo, Gae Aulenti, i Navigli, l’Arco della Pace. Attenzione ai cliché, resistete all’impulso di fotografare, fermatevi a guardate senza pensare troppo al “wow”. Ogni angolo ha del potenziale e a volte devi tornare un po’ di volte per riconoscerlo nelle condizioni ottimali».

E quelli che mostrano la vera essenza di Milano?

«Tutti. Dalle vie patinate della moda e finanza alla periferia più anonima. Ci sono elementi di origine romana incastonati in punti di passaggio che, probabilmente, molti non hanno mai notato. Angoli medioevali a due passi dalle zone più frequentate. Grattacieli moderni e cortili in chiostri nascosti. Vecchie trattorie e street food. Milano è una città dove molte culture si incontrano e mescolano regolarmente».

A proposito di Instagram, quanto è importante per un fotografo?

«Potenzialmente molto e dipende dai contenuti, il proprio stile e da come si comunica. È più di una semplice vetrina e richiede tempo. Il valore aggiunto di un social è proprio poter interagire con le persone, non solo fotografi, da tutto il mondo».

C’è un trucco per scattare foto così interessanti?

«La “modalità turista”: macchina fotografica al collo in bella vista e provare a far finta di essere per la prima volta nei propri luoghi, anche quelli del lavoro, giusto per il fine settimana. Provate a fotografare quello che vi piace, senza troppe remore, anche gli oggetti più banali: siete in vacanza e vi state divertendo!».


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