11.8 C
Milano
10. 04. 2021 13:04

Valeria Cammareri, medicina e fotografia: «Milano è uno stato d’animo»

Più letti

Arena civica “Gianni Brera”, via libera ai lavori per spogliatoi e tribuna stampa

L’Arena civica "Gianni Brera", unico impianto di proprietà comunale gestito direttamente dall’Amministrazione, è pronta a un nuovo rinnovamento per...

La “pentolada” dei Sentinelli: «Gestione inadeguata di Regione Lombardia, dimettetevi»

«Per dire a Fontana di andarsene. Per dire che in Lombardia è andato tutto male». Così i Sentinelli, insieme ad...

Ecco la futura metrotranvia “olimpica” di Milano: da Repetti (M4) a Rogoredo (M3)

Non sarà una metropolitana, ma una metrotranvia nuova di zecca. E’ la futura linea 13 che sarà pronta per...

Tanti paesaggi e vedute con presenze umane a renderli vivi: Valeria Cammareri, per Instagram @_soulkitchen_ e oltre 21k follower, ha un approccio viscerale con le sue foto e si identifica fortemente in ciò che ritrae.

«Parlo di identificazione non solo per definire l’empatia – racconta a Mi-Tomorrow -. L’empatia sarebbe troppo riduttivo. Ad esempio, se rappresento una bambina, l’identificazione è tra lei e i miei aspetti di bambina tuttora presenti. Quello che sono stata e che sopravvive ancora dentro di me. Sono aspetti mentali, della propria personalità e del proprio vissuto, non fisici. Per fenomeni di identificazione rappresento spesso donne».

Chi è Valeria?
«Sono un medico e vivo e lavoro a Milano dalla fine degli anni ‘80. Nonostante sia sempre vissuta nel Nord Italia, al Lago Maggiore durante infanzia e adolescenza e poi a Pavia durante gli studi, le mie origini sono in Sicilia, dove sono nata, così come tutti i miei familiari».

Quando hai iniziato a fotografare?
«Nel 2012 ho acquistato il mio primo iPhone: è iniziato tutto così».

Quando hai capito che la fotografia era una parte importante nella tua vita?
«Dopo qualche anno, quando ho cominciato ad introdurre come una necessità le figure umane nelle mie foto. Sono diventata consapevole molto lentamente della mia partecipazione emotiva a tutto quello che veniva incluso nella composizione fotografica. Ho capito che mi identificavo con quello che rappresentavo, ed esattamente come succede nel sogno, tutto era una parte di me».

Ti ispiri a qualche fotografo in particolare?
«No. Penso però che per ognuno di noi tutte le personali conoscenze nel campo delle arti visive e della letteratura esercitino un ruolo fondamentale nella definizione di un background e di uno stile proprio. Fotografo a modo mio, con tutti i miei limiti, solo ciò che mi attira. Sento come una spinta interiore alla rappresentazione di quello che vedo e che immagino che sia».

Come definiresti la tua fotografia?
«Intimista, spesso autobiografica».

Perché fotografi solo con iPhone? Scelta stilistica o altro?
«Fotografo prevalentemente con iPhone perché è sempre a portata di mano, semplice da usare e veloce. Non ho molta confidenza con le macchine professionali, sebbene mi ci stia dedicando per migliorare la qualità fotografica».

Bianco e nero o a colori? Sul tuo profilo Instagram usi entrambe le tecniche…
«Per molto tempo mi sono dedicata esclusivamente al bianco e nero: l’immagine assume immediatamente l’aspetto di un ricordo ed è infinitamente più elegante. Tuttavia, rischiava di diventare un cliché nonché un’eccessiva semplificazione. E ho dovuto ammettere che talora l’impatto emotivo dato dal colore è superiore. Alcune immagini non possono essere in bianco e nero».

Quali luoghi di Milano trovi più interessanti da fotografare?
«La mia Milano è più uno stato d’animo e uno spazio della mente che un luogo geografico ben definito. In poche immagini la città è chiaramente riconoscibile. Preferisco lasciare dei segnali, concentrarmi su dettagli dai quali si può chiaramente dedurre che sono al Nord. O che non sono al Sud. Le mie radici siciliane sono molto profonde e fanno parte di un’identità complessa, in cui oscillo continuamente tra origini e quotidianità».

Per te Milano è….
«Una metropoli in cui ho sempre sognato di abitare. Da piccola la attraversavo con la macchina insieme ai miei genitori, quando alla fine dell’anno scolastico partivamo per le vacanze estive in Sicilia. Vivevamo in un paesino sul Lago Maggiore e tutti questi semafori erano il primo segno tangibile di cosa significasse vivere in una grande città».

Nelle tue foto c’è sempre una presenza umana. Non ci sono mai paesaggi “nudi”… Qual è la ragione?
«La fotografia è per me una sorta di diario. Parlo di me, attraverso gli altri. Nei paesaggi mi smarrisco e non so usarli, fotograficamente parlando».

Hai dei consigli per chi vorrebbe avere un profilo Instagram seguito come il tuo?
«Investire emotivamente in quello che si fa, seguire su Instagram fotografi di cui si ammira il lavoro e aggiungere alle proprie immagini dei tag utili, come quelli che si riferiscono a gallerie che fanno solo repost di immagini altrui. Essere repostati comporta una maggiore visibilità. Detto questo però dopo tanti anni su Instagram il mio obiettivo principale non è aumentare i miei followers ma scoprire nuovi talenti e trovare fonti di ispirazione».


www.mitomorrow.it

www.facebook.com/MiTomorrowOff/

In breve

Arena civica “Gianni Brera”, via libera ai lavori per spogliatoi e tribuna stampa

L’Arena civica "Gianni Brera", unico impianto di proprietà comunale gestito direttamente dall’Amministrazione, è pronta a un nuovo rinnovamento per...