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Milano
21. 05. 2022 20:46

Là, dove ci porta l’acqua del sindaco

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Nella scorsa settimana è stata presentata una nuova iniziativa da parte dell’Amministrazione comunale e di MM. In sostanza l’acqua del rubinetto viene imbottigliata in confezioni di cartone (rigorosamente riciclato, sia chiaro), con una modica spesa di circa un milione di euro (speso per l’acquisto dei macchinari), se abbiamo fatto bene i conti. Per non farci mancare nulla è stato scelto anche il nome da dare a queste confezioni: “L’acqua del Sindaco”.

L’acqua del sindaco, qual è il senso della trovata?

Si dice che queste confezioni verranno date alla Protezione Civile e saranno negli uffici comunali. Nonostante i molteplici sforzi – e viene da chiedere eventualmente scusa per non essere sufficientemente intelligenti – in molti non hanno capito il senso di questa trovata. Viene, invece, da pensar male: sembra quasi che la nuova generazione di amministratori (politici e tecnici) faccia più a gara a inventarsi qualcosa di “originale”, che faccia parlare e che mostri quanto sia cool Milano, piuttosto che ascoltare i bisogni della città e farsene carico (poi un giorno si dovrà anche fare un ragionamento su come alcune posizioni nell’Amministrazione siano determinate da logiche politiche quantomeno curiose, più che da reali capacità dei singoli).

Nella tanto vituperata – a torto – “Milano da bere”, il sindaco, la sua giunta, l’intero mondo politico cittadino si impegnarono per far sì che uno dei più grandi processi di de-industrializzazione della storia europea non si trasformasse in un dramma sociale. Ci si impegnò per immaginare una nuova vocazione di Milano. Al tempo stesso si cercò di garantire che i pilastri su cui si fonda la vita della città (che possiamo riassumere nelle tre “A”: Anagrafe, Amsa, Atm) funzionassero a dovere.

Insomma, si beveva il Ramazzotti ma si pensava al futuro, ai bisogni dei cittadini. Era una città in cui il dibattito era vivo e in cui nessuno si sentiva al di sopra degli altri. Insomma, era una Milano “da bere” che sapeva di qualcosa. Non era analcolica, a tratti insapore nella sua inerzia.

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