E bravo “Bogi”: l’impresa di Ambrogio Beccaria

ambrogio beccaria
ambrogio beccaria

Sarà che abbiamo l’Idroscalo, sarà che il lago di Como lo riteniamo profondamente “nostro”, sarà che la Liguria dista un’ora e mezza di auto (traffico permettendo), sarà che la barca a vela è uno status symbol della nostra borghesia cittadina. Di certo, c’è una familiarità di Milano e dei milanesi con il mare che solo all’apparenza può apparire insolita. Così capita che, dopo le gesta di Soldini, precursore e icona della vela alla milanese, un altro nostro concittadino diventi una star della vela mondiale. Con un nome milanesissimo che di più non si potrebbe: Ambrogio Beccaria sembra quasi un nome inventato da un esperto di marketing territoriale. Con una barca che lui stesso ha voluto chiamare Goganga, titolo di una delle canzoni più divertenti e meneghine di Giorgio Gaber.

 

Questo ragazzo di 28 anni, da Porta Genova (e poteva forse arrivare da un altro quartiere?) ha vinto la Mini Transat, una regata dalla Francia alla Martinica, con una barca lunga poco più di sei metri e larga tre. Un successo storico: nessun italiano, prima di lui, era riuscito a tagliare il traguardo per primo. Così, sembra meno buffa quella barca a vela ormeggiata in Darsena.

In realtà, è una parte della nostra città. Che certo il mare non lo può avere, ma lo respira, ne sente e intravede costantemente la presenza. Come quei giorni in cui il vento che arriva da sud ci fa sentire una sorta di brezza marina. Complimenti “Bogi” (anche il soprannome è perfetto): persino questa vittoria sembra confermarci il fatto che Milano stia navigando con il vento in poppa. Ma avremo bisogno di ottimi marinai, che sappiano attrezzarsi per gli inevitabili momenti di burrasca e per i giorni in cui c’è solo calma di vento.


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