Meglio annoiati che intubati

foto ipp-giorgio rossi- milano 17 03 2020- emergenza coronavirus- montagnetta di san siro -parco montestella- affollato con montani bike e runner

Due premesse d’obbligo. Non sono uno psicologo dell’infanzia. Non sono nemmeno padre di famiglia. Mi ritengo un umile osservatore della realtà e – da giornalista – provo a raccontarla.

 

Non entro quindi nel merito delle ragioni sanitarie della petizione firmata da 800 genitori di Milano (e sostenuta da consiglieri comunali di maggioranza) per ottenere un’ora d’aria per i propri bambini e ragazzi. Tantomeno mi permetto di sindacare sul durissimo mestiere di genitore, quale non sono. Anzi, mi rendo conto che probabilmente per mamme e papà abituati a stare tutto il giorno fuori casa è probante ritrovarsi a lavorare tra le mura domestiche con tanto di piccoli e adolescenti che scorrazzano e reclamano attenzioni.

Abusi. Da osservatore, però, mi limito a ricordare come purtroppo si sia sempre abusato di ogni misura minimamente allentata durante quest’emergenza coronavirus. Potrei citare gli ormai storici aperitivi sui Navigli, ma anche i parchi pieni di famiglie, a piedi o in bicicletta. Analogamente potrei ricordare quel famoso sabato 7 marzo, quando c’era tutta Milano accalcata nelle strade dello shopping e della movida mentre nelle terapie intensiva la gente cominciava a soffrire e, purtroppo, a morire.

Ecco, credo che la cronaca delle scorse settimane ci abbia sufficientemente insegnato che ancora una volta in questo Paese vige la regola del “fatta la legge, trovato l’inganno”. Non giriamoci intorno: tutti siamo provati dalla quarantena. Grandi e piccoli. Tutti desideriamo riprendere in mano la nostra vita. Sarà possibile? Certo, sicuramente in maniera diversa rispetto al passato. Quando? Non ora, se vogliamo fidarci del parere unanime di tutti gli scienziati di questo mondo.

Credo che sia i genitori che i loro figli preferiranno annoiarsi in casa ancora qualche settimana piuttosto che correre anche solo il minimo pericolo di ritrovarsi intubati in una corsia d’ospedale. Per favore, quindi, per quanto questa petizione sia stata firmata da una quota di milanesi vicina a quella di un prefisso telefonico, non perdiamoci in corbellerie. Viceversa, sottolineo qui il sacrosanto diritto delle famiglie di poter liberamente acquistare articoli di cancelleria nei supermercati.

Ci stiamo finalmente arrivando, anche grazie alle sollecitazioni del Comune di Milano. Umilmente ricordo che Mi-Tomorrow dedicò una copertina su quaderni e pennarelli off-limits già lo scorso 18 marzo. Meglio tardi che mai.