arabi alla scala
arabi alla scala

Non è stata proprio una gran bella figura quella che Milano ha rimediato sul tema dei soldi arabi alla Scala. Poco male, può pensare chi è fermamente convinto che con Riad non sia necessario fare affari, né oggi, né domani. Ad ogni modo, il risultato finale è che il Teatro alla Scala restituirà al Ministero della Cultura saudita 3,1 milioni di euro già ricevuti d’acconto sui 15 complessivi promessi dallo stato arabo in cambio di un posto nel consiglio di amministrazione della fondazione scaligera.

C’è da chiedersi – e non si è capito esattamente – chi realmente sapesse dell’acconto, chi l’avesse avvallato, chi ne fosse davvero all’oscuro. Dopo settimane di veleni e scambi d’accuse (con Comune e Regione protagonisti), il sovrintendente Alexander Pereira resta al suo posto almeno fino alla scadenza naturale del mandato fissato nel 2020. Il sindaco Giuseppe Sala, che si è trovato col cerino in mano, ha annunciato la discussione sul futuro del ruolo di sovrintendente entro il mese di maggio, lanciando comunque una frecciata a Pereira: «Dal punto di vista della comunicazione, gli imputo grande ingenuità. Si è mosso in buona fede, ma la cosa gli è un po’ scappata di mano».

Già, ma solo a lui? L’impressione è che si è trovato il capro espiatorio che pagherà il pasticcio per tutti (nel cda della Scala siedono Comune, Regione, Camera di Commercio, Governo, Eni, Mapei, Fondazione Cariplo, Banca del Monte di Lombardia).


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