leonardo
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Il bambino Leonardo è già speciale: portato nella casa patronale di Vinci, nonno Antonio gli insegna a leggere e a scrivere, anche se lui ama disegnare e lo fa ovunque, nella terra, su pezzi di legno, sulla creta. È lo zio Francesco, fratello minore del padre, che gli mette a disposizione, per la prima volta, una cosa preziosa per quei tempi: dei fogli di carta. Ed è proprio lo zio che si accorge per primo del talento del nipote: insieme girano per i paesi vicini, vistano luoghi, chiese, botteghe.

È probabilmente in queste lunghe passeggiate che il bambino Leonardo inizia a cogliere tutti quei dettagli che anni dopo andrà a studiare e a disegnare in quel modo che ancora oggi risulta incredibile. Sempre qui ammirerà per la prima volta i meccanismi, le ruote dentate e gli ingranaggi che lo porteranno a pensare i progetti più sensazionali. Sono tanti mulini che alimentano la sua “ossessione” per l’acqua: un’ossessione che gli permetterà, una volta grande, di modellare addirittura corsi d’acqua.

Il padre si fa vedere raramente: Leonardo è, in fin dei conti, uno dei tanti figli che ha messo al mondo. Ma anche lui è colpito dalla bellezza dei disegni del figlio e decide quindi di portarlo a Firenze. Qui lo iscrive alla scuola dell’Abaco, ma si accorge presto che le materie non entusiasmano Leonardo ed il profitto era…quel che era. Decide, quindi, di accompagnarlo in bottega. E non in una qualsiasi: è la bottega del Verrocchio, la migliore, dove il giovane Leonardo inizia a lavorare duramente in compagnia di altri suoi coetanei. Tra i tanti, Botticelli e Perugino. Il resto è storia.


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