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19. 01. 2021 06:56

Che fretta c’era

Siamo veramente capaci di imparare dagli errori? Il nostro racconto nell'editoriale di oggi

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Abbiamo vissuto questo mese con l’ansia della Lombardia e di Milano di passare dalla zona rossa a quella arancione. Una vera e propria fretta, un’ansia di ricominciare a riaprire parzialmente, di scrollarsi di dosso questo “quasi lockdown”.

Eppure la storia di questi mesi ci dovrebbe avere insegnato che è proprio la fretta a indurci a errori. A marzo eravamo la regione più colpita, oggi siamo la regione più colpita. È cambiata solo l’intensità e la distribuzione geografica dei contagi e, purtroppo, delle troppe vittime. A prescindere dagli errori e da quanto non è stato fatto e previsto per tempo (dai vaccini anti-influenzali al rafforzamento del tracciamento, fino alla medicina territoriale), oggi il tema non dovrebbe essere quello di uscire o meno dalla zona rossa.

Bisognerebbe, infatti, discutere di come riuscire a resistere ancora un po’, di come appiattire la curva dei contagi senza che il tessuto sociale ed economico ne risulti stremato. Perché nessuno può mettere in discussione la sacrosanta preoccupazione e lo stato di angoscia di molte categorie economiche, ma al tempo stesso abbiamo toccato con mano che riaprire con eccessiva fretta ci riporta al punto di partenza, peggio di prima.

Finora la risposta è stata quella dei ristori, assolutamente indispensabili per la sopravvivenza. Ma, forse, si dovrebbe avere ancora più coraggio, da parte del governo centrale e di quello regionale. La crisi dovuta alla pandemia non è uguale per tutti. Bisognerebbe quindi pensare a forme di solidarietà e di redistribuzione, senza ovviamente scopi “punitivi”.

Sapendo, però, una cosa: questa necessità redistributiva c’era anche prima. E ci sarà anche dopo. Solo che prima colpiva solo gli invisibili. Ecco, forse ci siamo resi conto che le crisi possono colpire qualunque settore. Ricominciare a pensare in termini di solidarietà potrebbe essere un buon antidoto per oggi e per domani.

 

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