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14. 06. 2021 11:01

Diversità non è sinonimo di discriminazione: il senso della giornata mondiale contro l’omotransfobia

Il presidente della Repubblica ha affermato che «la società viene arricchita dalla diversità». Un concetto spesso non assimilato da chi ancora si oppone al "diverso"

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Oggi è la giornata mondiale contro l’omotransfobia. Un giorno certamente non scelto a caso. Il 17 maggio del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità rimosse l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

A distanza di 31 anni il cammino intrapreso per i diritti della comunità LGBT di strada ne ha fatta molta, ma spesso guardando l’orizzonte, sembra che il traguardo del pieno riconoscimento sia ancora lontano.

Omotransfobia, quando la diversità significa discriminazione

A raccontare questa triste storia sono purtroppo i numeri. Nel 2020 nella sola Lombardia sono stati 77 i casi denunciati dalle vittime dell’omotransfobia, di cui molti avvenuti nella città di Milano. Le denunce purtroppo sono solo la punta dell’iceberg: sono ancora molti coloro discriminati in base al proprio orientamento sessuale che per vergogna o per paura rimangono chiusi in un silenzio assordante.

Durante il discorso pronunciato per la Giornata mondiale contro l’omotransfobia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ribadito il «rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione ed intolleranza» e soprattutto quanto «la società venga arricchita dal contributo delle diversità».

La sottile linea fra diversità e discriminazione è purtroppo molto fragile e spesso basta poco per varcarla. Viviamo in una democrazia, in uno stato in cui ci hanno insegnato che le controversie si superano facendo ricorso alle leggi. E allora perché tanto astio verso il Ddl Zan? Una legge che darebbe tutele in più a chi al momento ne è carente, senza toglier nulla agli altri.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha alzato i toni, affermando che il disegno di legge porterebbe ad «introdurre un nuovo reato che mette il bavaglio e che vuole mettere in galera chi pensa che la mamma sia mamma, che papà sia papà». C’è ancora chi non ha capito che l’amore si fonda sul concetto di universalità e non sul rispetto di schemi linguistici.

 

 

 

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