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26. 02. 2021 12:44

Draghi spariglia le carte. Anche a Milano

Lo scenario che si sta delineando nei pressi di Palazzo Chigi potrebbe interessare anche Milano: ecco perché

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La prima domanda da porsi, alla luce delle riflessioni del Capo dello Stato dopo il fallimento della trattativa per ricomporre l’ormai ex maggioranza di Governo, è la seguente: a giugno voteremo davvero per le Comunali di Milano?

Già, perché le grandi città in primavera saranno chiamate a scegliere i nuovi sindaci, ma, secondo le opportune riflessioni sui rischi di una tornata elettorale in pandemia, è lecito sospettare che i tempi delle prossime Amministrative non siano poi così certi. Ciò potrebbe significare un vantaggio per il centrodestra che a Milano non ha ancora trovato il candidato per sfidare Beppe Sala.

Anche quest’ultimo, però, potrebbe vestire improvvisamente i panni di “spettatore interessato” a quel che accade a Roma con un nuovo Governo in costruzione e un Partito Democratico logorato dalla magistrale strategia di Matteo Renzi per chiudere la parentesi dell’Esecutivo giallorosso.

E’ alquanto improbabile che Sala possa essere chiamato da Draghi in un ruolo da ministro quanto è altrettanto possibile che all’interno del Pd si scopra il sindaco di Milano quale risorsa spendibile anche in un rinnovato scenario politico nazionale.

Intanto la città aspetta le mosse di Draghi con fiducia: entusiasmo si percepisce in Assolombarda, ma anche in Confcommercio e nel mondo vicino all’area cattolica come Comunione e Liberazione. Non a caso la brillante riflessione del premier incaricato circa il “debito buono” e il “debito cattivo” arrivò la scorsa estate dal palco del Meeting di Rimini.

In breve

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