Niente fumo alla Statale: non rischia di diventare una caccia alle streghe?

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L’Università Statale di Milano ha deciso di attuare una politica restrittiva sul fumo. Sarà vietato anche all’aperto e sarà possibile fumare solo in delimitate aree dei cortili dell’ateneo. Questo sia nella storica sede di via Festa del Perdono che in Bicocca.

 

Il divieto non è poi così drammatico, basterà spostarsi di qualche metro e cercare le zone franche. L’intento è quello di promuovere una cultura della salute, tutti sappiamo quanto faccia male fumare. Certo, resta sempre un po’ di scetticismo quando si introducono norme “moralizzatrici”. Soprattutto quando questo tipo di decisioni riguarda aree all’aperto (tutti, anche i fumatori, apprezzano invece il fatto che non si fumi più al chiuso e nessuno ha nostalgia di cinema e bar fumosi, con quella nebbia maleodorante e insalubre).

Suvvia, una sigaretta seduti in uno dei chiostri di Festa del Perdono, magari per anestetizzare l’ansia per un esame o per festeggiarne un esito positivo, è davvero un gesto così censurabile? La lotta al fumo, alle sue conseguenze, è sicuramente meritoria. Ma sempre più spesso, nelle aziende come nei luoghi pubblici, assume un’aria da “caccia alle streghe”, con la creazione di veri e propri “ghetti pubblici” per fumatori, distanti e difficilmente accessibili, scomodi. Forse, un’esagerazione.

Anche perché valgono sempre le regole del vivere comune e dell’educazione: fumare, anche all’aperto, vicino a persone che non vogliono respirare il fumo, è un gesto maleducato a prescindere. Vietare una sigaretta all’aperto, magari solitaria, solo perché in presenza di una zona smoke free appare, forse, eccessivo. Una moda che sta diventando sempre più milanese. sexe24


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